Gli amici della valle del Grisol: «Poco sfruttati i nostri boschi»

Il presidente De Cesero rivede al rialzo le stime fatte dal Comune sui danni di Vaia «Immagini aeree poco veritiere, ci sono piante in piedi ma ormai pericolanti»



Con il periodo estivo sono stati completati i primi bilanci dei danni causati da Vaia al grande patrimonio boschivo longaronese, con gli operai al lavoro per la sistemazione. La stima del Comune è di circa 27 mila metri cubi di alberi schiantati con 18. 300 di questi già assegnati a bando per la rimozione. In queste settimane, infatti, è al lavoro la ditta bresciana di Piernicola Ceri, vincitrice del bando e conoscitrice del territorio, che sta procedendo alla graduale rimozione dei vari lotti abbattuti riempiendo diversi camion di materiale.

«La stima del Comune, effettuata tramite riprese aerea, potrebbe essere al ribasso e la conta dei danni molto superiore»: parole di Piergiacomo De Cesero, presidente degli “Amici della valle del Grisol” e profondo conoscitore dei boschi longaronesi. «A mio avviso questa stima è solo parziale», afferma De Cesero, «i danni sono molti di più, perché uno sguardo dall’alto non tiene conto delle tante piante che sono ancora in piedi, ma con radici mezze scoperte, piante che potrebbero cadere da un momento all’altro in caso di una nuova calamità. Alle volte bisogna prendere gli scarponi e andare sul posto per rendersi conto di persona. La geografia dei nostri boschi è stata completamente sconvolta, con intere zone abbattute a macchia di leopardo, in particolare nella valle del Grisol e tutte le sue località come valle dei Ros, Grave di San Marco, Vedelei, Costa Granda e tante altre».

Il bilancio di Vaia è rappresentato con alcuni numeri dallo stesso De Cesero: sei alberi su dieci di quelli caduti erano abeti rossi, il 20% abete bianco, il 10% larice e il restante altre specie. La metà dei sentieri nel territorio comunale è stata colpita e di questi solo la metà è ora ripristinata grazie ai tanti volontari: «Quest’anno, per fare un esempio, malga Megna è inaccessibile per l’alpeggio del bestiame, dato che la strada è impraticabile», spiega De Cesero.

Forse ci vorranno anni per tornare alla situazione del 2018. «Il patrimonio rurale comunale, come malghe o casere, è invece rimasto intatto», continua De Cesero, «ed è una fortuna dato che di queste strutture ne sono rimaste veramente poche, anzi sarebbe il caso di valorizzarle prima che spariscano del tutto. Eventi come Vaia ci fanno riflettere e dovrebbero spronare il Comune a fare di più per il nostro patrimonio boschivo, uno dei più ampi della provincia. Ogni anno vengono lavorati e assegnati pochi lotti rispetto al potenziale complessivo e questo ha comportato negli anni una perdita di centinaia di migliaia di euro per le casse comunali (almeno considerando i prezzi del legname prima di Vaia, ndr). L’invito è quello di fare di più, perché i nostri boschi sono una risorsa non solo economica ma anche sociale e culturale e non possiamo abbandonarli». –

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