Giochi 2026, il Cio mette pressione: lotta contro il tempo per la pista da bob

CORTINA
«C’è da correre… Da correre non a parole, ma nei fatti». Chi parla è Luigi Alverà, vicesindaco di Cortina, che segue quotidianamente il capitolo Olimpiadi 2026. «Si discute sui costi, non manca qualche polemica, ma la verità è che rischiamo di essere in ritardo con la progettazione e la realizzazione di impianti e infrastrutture. Non si è ancora insediata la Società infrastrutture. E il 2024 è dopodomani». Ma cosa segna quella data? Cosa c’è in programma?
«Perché nell’inverno 2024-2025 sono in programma le pre-olimpiadi per certificare che tutto funzioni», spiega ancora il vice sindaco.
Non più di 4 anni, dunque, per progettare e costruire.
Dalla pista di bob alla circonvallazione di Cortina, dal villaggio olimpico alla variante di Longarone.
IL CIO TAMPINA
Il Comitato olimpico internazionale tampina l’organizzazione. A metà del mese è stata recapitata alla Fondazione Milano-Cortina una lettera per chiedere tutta una serie di spiegazioni. Dall’assegnazione del 24 giugno 2019 è già trascorso più di un anno e mezzo. Il Cio vuole sapere come stanno le cose. Tra i chiarimenti specifici richiesti vi sono il bob di Cortina e l’ovale di Baselga di Piné, ossia perché nel primo caso i costi sono aumentati da 50 a 73 milioni e nel secondo da 26 a 70. Preoccupa in particolare la gestione successiva degli impianti: deficit gestionale di 400 mila euro a Cortina, di 570, forse addirittura di 830 in Trentino.
ALTERNATIVE
Anziché la costosa copertura di Piné, non è meglio risparmiare riqualificando un qualche ambiente di Milano? E, allo stesso modo, c’è chi propone Igls, vicino a Innsbruck, come alternativa a Cortina. Sia per il bob e sia per lo slittino e lo skeleton. La Federazione austriaca, sostenuta da quella tedesca, è pronta però a chiedere a Milano-Cortina un finanziamento tra i 20 ed i 40 milioni per ristrutturare le ex piste. Immaginabili le reazioni del sindaco Gianpietro Ghedina e del governatore Luca Zaia quando hanno sentito. Cortina e il Veneto non rinunciano allo sport-simbolo del capoluogo ampezzano. Quindi cosa succede ora?
BOB A CORTINA
«Quindi il bob resta a Cortina», conferma Alverà, «ma è evidente che quanto più passa il tempo senza definire la progettazione e il conseguente cronoprogramma, tanto più diamo la sensazione che non siamo in grado di farcela». Invece? La bozza progettuale in realtà c’è già. Sarà riqualificato l’impianto storico, solo con due ritocchi, alla curva e all’area di accelerazione, per adattarle ai nuovi bob. «Sarà un’opera essenziale, priva di fronzoli. I servizi di accoglienza ci sono già, a margine. Certo, la Cina ha provveduto alla copertura. Ma noi spendiamo già qualcosa di più di 60 milioni, Iva compresa, per quello che è strettamente necessario».
Poi ci sono gli 8 milioni per i 20 anni di gestione successiva, come centro federale. Quindi 400 mila euro l’anno di costo a carico di Comune, Regione Veneto, Provincia di Bolzano (che utilizzerà l’impianto per lo slittino), Federazione. «È un costo? Certo», risponde il vicesindaco, «ma l’attività avrà pure una ricaduta. E la formazione, in ogni caso, costa. Le istituzioni devono farsene carico, per quanto di competenza».
Alverà ammette che le maggiori perplessità dei Cio riguardano appunto il post olimpiadi. È anche vero, tuttavia – mette le mani avanti – che questi costi non lo riguardano.
LE FIBRILLAZIONI DEL CIO
Il Cio ha vissuto settimane di fibrillazione non tanto o non solo per la lentezza della governance italica (l’autunno scorso – ci viene riferito, come modello comportamentale che piace molto ai signori olimpici – la Cina ha inviato un airbus a prendere i delegati in Germania che dovevano compiere una ricognizione e poi li ha riportati a casa senza perdere un’ora di tempo), ma anche per gli screzi tra Governo e Coni. In queste ore allarma l’impasse politico-governativo, che potrebbe riflettersi sull’avvio della Società infrastrutture. «Non so se come numero uno verrà designato l’ex commissario dei Mondiali, Luigi Valerio Sant’Andrea. So però», insiste Alverà, «che fra 4 anni dovremo avere per forza tutto pronto. Una serie di strutture saranno mobili, d’accordo, ma impianti fissi e strade devono poter contare su una governance che abbia anche poteri commissariali, altrimenti non si va davvero lontano».
«Attenzione però»,mette le mani avanti l’onorevole Roger De Menech, «la competenza degli impianti sportivi è in capo alla Regione. Il presidente Zaia, dunque, non stia alla finestra. Se sa, dica; soprattutto intervenga».
E, soprattutto, bisogna prestare la massima attenzione affinché – insiste il parlamentare del Pd – non ci si trovi nelle condizioni di dover rinunciare a qualche disciplina; perché Cortina, purtroppo, è già al minimo. —
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