Giardino botanico, la riapertura si avvicina

Entro fine mese o al massimo i primi giorni di luglio riaprirà il Giardino botanico delle Alpi Orientali in cima al Nevegal, chiuso per motivi di sicurezza a causa dei danni riportati dal tetto dell’edificio di servizio, scoperchiato dalla tempesta Vaia di fine ottobre. I lavori di rifacimento della copertura partiranno a breve. È questione di giorni, assicura l’Ufficio territoriale per la biodiversità, proprietario dell’area di circa 6 ettari all'interno della Riserva naturale integrale del Monte Faverghera.
«La ditta che ha vinto l’appalto si sta attrezzando per montare le impalcature ed eseguire l’intervento di rifacimento del tetto dell’immobile che si trova all’inizio dell’area del giardino, che poi si allarga snodandosi con una rete di sentieri», dice il colonnello Gianfranco Munari, comandante del Reparto Biodiversità dei carabinieri di Belluno. La precisazione arriva dopo la comunicazione della Biblioteca civica di Belluno con cui ha annullato una visita guidata con Anacleto Boranga organizzata per il 29 giugno. «Il giardino è stato chiuso perché con la tempesta il tetto dell’edificio è stato scoperchiato. Nell’immediatezza è stato coperto con dei teli e abbiamo avviato la procedura di gara per individuare la ditta che si occupasse del rifacimento, ma le procedure autorizzative sono stata lunghe», spiega il colonnello Munari. «Adesso l’aggiudicazione è stata fatta, il contratto firmato e i lavori partiranno in questi giorni. Il giardino però non si può visitare finché c’è il cantiere, per una ragione di sicurezza. Fino ad allora resterà inagibile, ma l’obiettivo è riaprirlo entro fine mese o i primi di luglio».
Il tetto è grande circa 250 metri quadri e il costo dell’intervento per rifarlo è di circa 20 mila. Servirà una settimana di lavoro. In questi mesi la struttura ha avuto qualche infiltrazione d’acqua, ma non ha riportato danni. Quanto all’interno del giardino, alcune piante sono cadute, ma anche qui il danno è stato molto limitato per quanto riguarda le specie.
«Ci sono la massima attenzione e la massima cura per il giardino», aggiunge il colonnello Gianfranco Munari. «Le uniche piante ad avere una regressione naturale sono state quelle provenienti da una quota superiore, intorno ai 2000 metri di altitudine, e introdotte artificialmente una ventina d’anni fa a 1300-1500.
In generale, dopo Vaia, l’attenzione del reparto carabinieri biodiversità di Belluno è stata rivolta a 16 mila ettari di territorio dove intervenire per rimediare alla devastazione della tempesta, affrontando le emergenze degli alberi schiantati e posti di traverso sulle strade e sui sentieri che compongono un ricco mosaico all’interno dell’esteso ambito delle riserve naturali. «Non c’è stato un attimo di sosta e non abbiamo ancora finito», conclude il colonnello Munari. —
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