Giardino botanico in salute come le sue mille piante

Il Corpo forestale dello Stato ridimensiona l’allarme lanciato da un esperto «I fondi ci sono, il personale è qualificato. Restiamo aperti tutta l’estate»
Di Martina Reolon

BELLUNO. Il Giardino botanico delle Alpi Orientali del Nevegàl è aperto, funziona e non mancano le risorse per tenerlo in vita. A dirlo è Antonio Andrighetti, responsabile dell’Ufficio territoriale per la biodiversità del Corpo forestale dello Stato di Belluno. «Il giardino ha riaperto al pubblico già dal 24 giugno e lo sarà, come ogni anno, fintanto che le condizioni meteorologiche lo permetteranno, quindi fino a circa la metà di settembre», tiene a evidenziare. «Il giardino è seguito da personale qualificato, che si occupa anche delle visite guidate».

In particolare, nella riserva operano quotidianamente due operai “fissi”, a cui si aggiungono stagisti e tirocinanti, sia universiatri che del liceo “Galilei” di Belluno. «Il personale è altamente preparato e ha seguito dei corsi specifici», dice ancora Andrighetti, che fa riferimento anche alla questione risorse per tenere in vita il giardino (su cui si è espresso allarmato, nei giorni scorsi, Vittorio Alberti del Centro ricerca piante officinali del Veneto): «Le risorse ci sono. Per la manutenzione i fondi sono stati stanziati dall’inizio dell’anno. Ciò che investiamo arriva dal Ministero delle politiche agricole, sulla base anche dei progetti che presentiamo».

Il giardino botanico è nato negli anni Cinquanta e si estende su un’area di circa sei ettari. «Le specie presenti si aggirano tra le 800 e le mille», precisano Enzo Gatti e Marialuisa Dal Cortivo che, insieme a Monica Sommacal, lavorano nell’ Ufficio territoriale per la biodiversità di Belluno. «Ricordiamoci che si tratta di un giardino scientifico, non un semplice orto, ma una vera e propria riserva naturale. Le formazioni vegetazionali vanno mantenute allo stato naturale e devono essere rispettati i tempi di fioritura. L’impronta è prettamente scientifica».

Ma i visitatori non sono solo esperti. «Non a caso l’attività didattica è tra le priorità», aggiungono. «L’obiettivo è portare le scuole: già lo facciamo e chi è interessato basta che contatti il nostro ufficio o che si rechi al giardino negli orari di apertura. Al giardino arrivano esperti e appassionati da tutta Italia, ma anche dall’estero».

Negli ultimi due anni il Corpo forestale ha cercato di riportare il giardino a com’era mezzo secolo fa, ricreando la vegetazione pascoliva. «Stiamo poi lavorando per sistemare tutti i cartellini e siamo impegnati in attività di manutenzione», commenta Andrighetti. «Durante l’inverno inevitabilmente si creano dei danni».

Sul fronte delle polemiche emerse più o meno di recente relativamente alla gestione del Giardino botanico, l’Ufficio parla chiaro: «Il nostro obiettivo è fare attività didattica e di ricerca. E la struttura è pubblica. Non è previsto tra gli scopi del Corpo forestale che i privati entrino per iniziative con fine di lucro. Si era parlato della possibilità di riaprire il Bar Bianco, dove ora c’è lo spazio con la mostra vegetazionale. Ma già negli anni Novanta l’idea era stata sperimentata, con esiti negativi. Detto questo, noi siamo aperti alle collaborazioni, ma se proposte in modo costruttivo. E se portate avanti tramite convenzioni con enti pubblici».

Martina Reolon

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