Gd Consulting, ora le difese chiedono: spostate il processo

BELLUNO. «Il tribunale di Belluno non ha la competenza territoriale, il processo Gd Consulting va trasferito a Milano». Raffaella Mario aveva già avanzato questa richiesta in udienza preliminare e ieri, durante l’arringa conclusiva delle difese, è tornata a chiedere di spostare il processo che vede 14 persone imputate con l’accusa di associazione per delinquere e reati finanziari per la mega truffa della Gd.
La dichiarazione di incompetenza territoriale potrebbe avvenire anche in fase di sentenza, ma se il processo venisse trasferito (e quindi istruito nuovamente da capo) non ci sarebbe alcuna possibilità di arrivare a una sentenza, visto che a febbraio i reati saranno prescritti. «Gli ordini venivano dati da Milano, il grosso dell’operazione si concentrava lì», spiega l’avvocato Mario, «e Addis Melaiu (considerato la mente di tutto, ndr) viveva a lavorava a Milano, è giusto che venga processato lì. Questo è un vizio che si può portare fino in Cassazione, soprattutto per un reato di questo tipo».
Intanto però, a Belluno, si va avanti con le conclusioni di questo lungo processo che dovrebbe arrivare a sentenza entro un paio di mesi. Fino al 18 ottobre le udienze sono dedicate alle difese e ieri sono stati ascoltati i legali di altri cinque imputati: Pietro Cerutti, E. D., Luigi Sansonne, Franco Todeschini e Luciano Vecellio None.
La posizione più “semplice” è quella di Cerutti (difeso dall’avvocato Paolo Siniscalchi di Milano) per il quale il pubblico ministero Antonio Bianco ha chiesto l’assoluzione per i reati finanziari e sei mesi per l’associazione per delinquere. L’avvocato ha ricostruito il ruolo di Cerutti, che è arrivato al processo per essere considerato un uomo di fiducia di Melaiu, dirigente e creatore di società offshore. «C’è una totale inconsistenza probatoria del fatto che Cerutti fosse inserito nell’organizzazione», replica l’avvocato che di Cerutti aggiunge: «Non ha mai raccolto denaro in Italia, nè ne ha mai trasportato e in Svizzera svolgeva un’attività perfettamente lecita. Inoltre non risulta da nessuna parte che abbia costituito o gestito società offshore, e comunque non sarebbe un reato». Ad accusare Cerutti, ma anche altri imputati, sono le intercettazioni telefoniche, sei nel suo caso, ma per l’avvocato provano che svolgeva solo un ruolo di consulente e non c’era nessuna condivisione di fini e di scopo con l’associazione creata da Melaiu.
Lo stesso principio è stato ribadito da tutti i legali, attribuendo ai loro assistiti ruoli marginali e la non consapevolezza di quello che i vertici facevano.
Per D. (il pm Bianco ha chiesto due anni) l’avvocato Mario ha ricordato anche che tutti gli investitori accettavano di non rivolgersi a un investitore classico: «Se avessero ottenuto i soldi che speravano, si sarebbero mai lamentati? Sappiamo, per loro ammissione, che molti avevano dei sospetti e questo va valutato perché elide il danno rivendicabile dalle parti civili».
A difendere Sansonne è l’avvocato Lara Favero, che traccia il profilo di un segnalatore, cioè di colui che creava il contatto agli interessati, solo quattro, ma senza incassare, maneggiare soldi nè collaborare attivamente, quindi senza vincolo associativo: «Nessuna condotta di Sansonne ha contribuito a creare danno a una sola delle parti civili».
Lunga, articolata e nel merito dell’intera vicenda la difesa dell’avvocato Pasquale Fabio Crea per Luciano Vecellio, lui stesso vittima in quanto perse 54 mila euro: «Presentò 6 clienti, tra i quali i cugini, in tre anni e fu lui stesso a portarli da un avvocato quando si seppe della truffa».
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