Flash mob e uno stand per dire basta guerre: i bellunesi in piazza

Il 24 febbraio 2022 iniziava la guerra in Ucraina, un anno dopo quei territori cercano ancora la pace. Nel giorno dell’anniversario nelle piazze d’Italia e d’Europa risalta lo slogan “La pace è la vittoria di cui abbiamo bisogno”.
«Sono oltre 50 le città italiane e più di 70 quelle europee che si sono attivate per chiedere il cessate il fuoco e l’apertura di un tavolo di pace per risolvere il conflitto. Anche da Belluno vogliamo fare sentire il nostro supporto all’iniziativa», commenta Francesco Masut.
Ieri alcuni cittadini si sono dati appuntamento in piazza dei Martiri per una giornata all’insegna di iniziative di sensibilizzazione, distribuzione di volantini informativi, momenti di confronto con la cittadinanza e flash mob. Dalle 11 alle 19 un banchetto informativo presente sul Liston forniva dati, dettagli e notizie sulla guerra e cercava di far ragionare i cittadini su motivazioni, cause e sviluppi del conflitto. Venivano distribuiti fogli con risposte a nove domande sulla guerra in Ucraina: dai motivi per cui l’intervento attuale nelle zone colpite sia inefficace e sbagliato, ai motivi costituzionali per cui la guerra è uno strumento di pace sbagliato per definizione. Altre spiegazioni si incentravano sui motivi alla base della ribellione all’uso delle armi e al riarmo degli stati mondiali.
Allo scoccare di ogni ora i manifestanti si sono esibiti in un flash mob di sensibilizzazione e protesta contro la guerra sulle “note” delle sirene antiaeree di Kiev, simulando rumori di bombardamenti, sirene antiaeree e colpi di arma da fuoco. Inizialmente partecipanti portavano le mani alle orecchie, poi si sdraiavano a terra come a simulare delle vere e proprie vittime delle atrocità dei combattimenti.
«Questo flash mob mi ha fatto provare ciò che può provare qualcuno che si trova in guerra, spero che la pace arrivi ma il problema del conflitto rimarrà perché i bambini di oggi pagheranno le conseguenze di queste esperienze per tutta la vita sulla loro pelle e nella loro mente. La guerra è un’esperienza che segna per sempre», commenta Haisa Prospero. «Non mi aspettavo di emozionarmi così», ha aggiunto Giovanna Ninni, «è stata un’esperienza molto forte che abbiamo fatto per solidarietà verso chi soffre queste situazioni quotidianamente, mi auguro che questo gesto sia apprezzato e faccia riflettere sulla brutalità di tutte le guerre».
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