Finanziamento chiesto a nome di suo padre rischia due anni di pena

BORGo VALBELLUNA. Findomestic li rivuole i soldi. La Procura della Repubblica ha chiesto due anni e un mese per Alek Brancher. L’uomo di Trichiana è in tribunale per sostituzione di persona e falsa dichiarazione o attestazione al certificatore di firma elettronica sull’identità o su qualità personali proprie o di altri, nel senso che aveva chiesto un finanziamento a nome del padre.

Secondo la difesa Fioraso, invece, si tratta di una truffa a Findomestic e il fatto che l’azienda non abbia presentato querela dovrebbe portare il giudice Feletto a pronunciare una sentenza di assoluzione, in mancanza della condizione di procedibilità. Rinvio per eventuali repliche e sentenza di primo grado al 23 maggio.

Il padre si era visto addebitare 8.336 euro da Findomestic e l’agenzia di recupero credito Agos Ducato quei soldi li rivoleva indietro, anche se con una rateizzazione più o meno comoda.

Brancher junior è stato indagato anche per truffa, ma il fascicolo per questa ipotesi di reato è stato archiviato dal giudice per le indagini preliminari. Gli accertamenti sono stati fatti dalla polizia e a chiarire la situazione è stato il server di libero.it. Peraltro nel contratto stipulato il numero di telefono non è del padre Gildo Brancher, tanto meno la firma digitale richiesta dalla finanziaria.

La settimana prossima le parti potranno aggiungere qualcosa a quanto già detto in requisitoria e in arringa, ma se non aprirà bocca il pubblico ministero dovrà tacere anche la difesa, a quel punto il giudice si chiuderà in camera di consiglio per elaborare la sentenza di primo grado. —

G.S.

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