Fienile demolito e rifatto: abuso edilizio

La procura contesta i lavori nel centro di Cibiana a sei imputati e ci saranno anche le parti civili
Di Gigi Sosso

CIBIANA. Il fienile è diventato un’altra cosa: negozi al piano terra e appartamenti a quelli superiori, secondo l’accusa della procura della Repubblica. Sei gli imputati di abuso edilizio a Cibiana di Cadore: gli emiliani Michele Alberghini, Silvia Zoni, Claudio Balboni, Pietro Simoni, Maria Taddia e il bellunese Klaus Schillkowski. I primi cinque sono i proprietari del rustico, oltre che committenti dei lavori, mentre Schillkowski è il legale rappresentante dell’impresa che ha realizzato la ristrutturazione.

Il processo nasce da un decreto penale di condanna, che è stato impugnato dalle difese. Invece di pagare 11 mila 300 euro a testa, gli imputati hanno preferito andare a processo. L’udienza filtro di ieri mattina, davanti al giudice Coppari e al pubblico ministero Rossi, è stata piuttosto movimentata con le difese che hanno eccepito sulle costituzioni di parte civile da parte dei vicini e, in un secondo momento, anche sulle liste dei testimoni. L’eccezione più importante su chi potrebbe chiedere un risarcimento danni è stata respinta dal giudice e si è andati oltre, dopo una lunga camera di consiglio. Quanto ai lavori, risultano sospesi con un’ordinanza del Comune di Cibiana del 2014.

L’accusa è di aver realizzato degli interventi nel centro storico e con vincolo sismico, interventi edilizi su un fienile senza tutte le autorizzazioni. Sarebbero stati ammessi il restauro, il risanamento conservativo e la ristrutturazione parziale, ma la procura sostiene che si sia andati parecchio oltre. Il vecchio stabile sarebbe stato demolito e non crollato sotto il peso della neve di un inverno dalle abbondanti precipitazioni. E sarebbe sorta una nuova costruzione non conforme a quella che anche i vicini si aspettavano. C’era tanto di dimensioni diverse, finestre, lucernari e comignoli. La nuova sagoma sarebbe più bassa di una quindicina di centimetri, rispetto alla costruzione originale. Queste modifiche sono state accertate dai tecnici del Comune e sulla base della relazione c’è stata l’ordinanza di sospensione.

L’altra contestazione riguarda la mancanza di documenti, che invece sarebbero necessari per procedere a lavori di questo genere. Il giudice ha raccolto le liste dei testimoni delle parti: le difese sono affidate agli avvocati Massimiliano Paniz e Coletti e le parti civili a Ghezze. Il giudice ha rinviato al 10 maggio per ascoltare i primi testimoni.

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