Festival dell’infrazione, il vigile al bar
La polizia municipale latita: un agente prende l’aperitivo, due sfogliano il giornale
FELTRE. Nella strada delle libertà non esiste niente di proibito. Lasciare l’auto sul marciapiede o sotto un cartello di divieto si può. Fermarsi in mezzo alla strada a leggere il giornale in macchina si può. Telefonare guidando, fermarsi a salutare un amico, spostare transenne e attraversare il mercato si può. E i vigili? Ci sono ma si distraggono. Sfogliano un quotidiano, si infilano in un bar, girano la testa dall’altra parte. Mai un fischio, mai un “circolare”. Un’ora sulle loro tracce, nel caos di una mattina di mercato, può bastare per verificare che non ci sono più regole.
Senso unico o doppio senso di marcia, a questo punto non importa più. La scelta di restituire le vie dello shopping alla sovranità delle auto, in soli tre mesi ha portato all’anarchia. In mancanza di parcheggi la sosta dalle Tezze a piazza Isola è libera e tollerata, dovunque, sempre. Perché tutti hanno un buon motivo per fermare l’auto in mezzo alla strada e imbucarsi al bar, in farmacia, dal verduraio, dal tabaccaio.
Descrivere quello che succede serve solo a chi arriva oggi in città e legge questo giornale, oppure a futura memoria. Gli altri lo sanno già, è roba di tutti i giorni: quattro file di auto - due in sosta e due che si sfiorano a centro strada - marciapiedi occupati, traffico a rilento e aria che si impesta di polveri e veleni. Il tutto di fronte alla placida indifferenza dei vigili, dei commercianti che lavorano in una camera a gas, e di tutti gli altri. Proteste e raccolte di firme per gli ascensori che bucano il colle, ma non si ha notizia di un’associazione di amici dei polmoni feltrini.
L’esperimento.
Un’ora nell’ingorgo legalizzato. Infrazioni e vigili in fuga. Avevamo già fatto l’esperimento, lo abbiamo ripetuto ieri, in una mattina da bollino rosso: mercato e pienone di turisti. Neanche un posto libero nei tavolini all’aperto dei bar che servono spritz, con una dose di benzene in omaggio. In un’ora 45 foto per documentare tutto quello che raccontiamo.
Comincia sempre così.
Per la precisione un inizio non c’è. L’usanza di parcheggiare in divieto copre ormai tutto l’arco delle 24 ore. Una, due, tre auto in mezzo alla strada. Sono le 11,30, una Punto e una Panda sono lì già da dieci minuti. Il conducente della Panda è sparito, forse al bar. La donna che guida la Punto aspetta, telefona, passeggia. La sua auto intralcia il traffico. Il vigile passa e fila dritto.
Il virus dell’infrazione.
Gli automobilisti, specie astuta, fiutano l’aria e capiscono che tutto è consentito. Un’altra Punto si ferma a pochi metri dal bar Commercio, clamorosamente in mezzo alla strada. Il conducente estrae il giornale e legge. Starà lì per 15 minuti. I vigili a dieci metri.
I vigili partono.
Improvvisamente i tre vigili dislocati in zona spariscono. Due partono in auto, direzione viale Marconi: torneranno poco dopo. L’altro prende la strada del bar da dove uscirà alle 12,17. Mezz’ora di aperitivo, la ricetrasmittente sul bancone e il cappello in mano. Fuori, a pochi passi, c’è una Multipla ferma in divieto da almeno mezz’ora. Come se non esistesse.
Intorno il caos.
Tutto intorno è il festival dell’infrazione. Auto dappertutto. Ne contiamo fino a tredici ferme contemporaneamente lungo il marciapiede, tutte in divieto. Altre quattro sono in sosta vietata sotto piazza Isola. Arriva il vigile, ce le ha proprio davanti. E lui? Sorride e comincia a chiacchierare.
Di tutto, di più.
Al piano di sopra, via Roma, dove prima due vigili sfogliavano il giornale, un’auto si ferma davanti all’inizio del mercato. Scende il conducente, sposta la transenna, si infila in mezzo alla folla e avanza. Sua maestà automobile non conosce confini né limiti.
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