Interinali licenziati con un messaggino, sciopero alla Hydro: «Temiamo chiudano la fabbrica»

Bandiere e presidio nella fabbrica di Feltre: i lavoratori hanno protestato per il “cinico benservito” che prelude a nulla di buono

Laura Milano
Il sit-in alla Hydro di Feltre
Il sit-in alla Hydro di Feltre

La difesa di venti interinali addetti all’imballaggio privati, di punto in bianco, della loro dignità di lavoratori e accompagnati alla porta d’uscita dello stabilimento Hydro per mancato rinnovo del contratto, è solo la punta dell’iceberg di un disegno sul quale i sindacati vogliono veder chiaro.

La preoccupazione serpeggiata ieri, 20 novembre, fuori dei cancelli dello stabilimento di viale Montegrappa, dove si è animato il sit in coinciso con lo sciopero dei lavoratori sui tre turni, è che dietro questi comportamenti «messi in atto dall’azienda nell’ultimo periodo», come hanno sottolineato i segretari di Fim Cisl Belluno Treviso Mauro Zuglian e Stefano Bona della Fiom Cgil che hanno arringato la folla davanti ai cancelli di Hydro, «si possano celare altre intenzionalità come la chiusura dello stabilimento feltrino».

E che premettono: «un segnale inquietante è di aver lasciato a casa dall’oggi al domani, avvisati da un messaggino al telefono giovedì mattina, una ventina di persone che comunque contribuivano come parte per il tutto all’organizzazione di un lavoro complesso, che non si può improvvisare e non può essere sostituito seduta stante, con la stessa formazione e la stessa efficienza, da personale di ruolo con altre mansioni».

Ma non è l’unico, e sarebbe solo l’ultimo di una serie di indicatori che non fanno presagire “idee propositive sul futuro di Hydro”: anche gli standard di manutenzione e sicurezza sono in forte calo, secondo i sindacalisti che hanno organizzato con successo in termini di adesione lo sciopero dei lavoratori.

Nella giornata di giovedì al cellulare di una ventina di lavoratori assunti con contratto di somministrazione è arrivato il secco messaggio di non presentarsi al lavoro.

«Un comportamento inaccettabile», ha detto Stefano Bona (Fiom), «messo in atto contro persone che per mesi si sono faticosamente formate per mettersi auspicabilmente al passo con i colleghi assunti a tempo indeterminato, e contribuendo contestualmente con il loro lavoro alla crescita di questa azienda».

Non c’è stata alcuna avvisaglia, alcun segnale che la vita sarebbe potuta cambiare per tante persone da un momento all’altro. «E proprio da un momento all’altro noi siamo stati messi alla porta con la consapevolezza di ritrovarci senza stipendio dall’oggi al domani», racconta una delle ex lavoratrici che nella sfortuna ha il vantaggio di essere ancora molto giovane e non avere bocche da sfamare. «Per chi ha figli da mantenere questa è stata una tegola in testa piovuta come un fulmine a ciel sereno».

Il mancato rinnovo del contratto interinale è giunto direttamente dalla sede di Oslo e chi dirige lo stabilimento feltrino ha recepito e messo in atto il comando.

«Non appena abbiamo avuto questa notizia abbiamo chiesto spiegazioni all’azienda pensando che fossero precipitati degli eventi di cui non fossimo stati messi a conoscenza», spiega Mauro Zuglian Fim Cisl. «Siamo consapevoli che l’azienda non abbia fatto nulla di penalmente perseguibile, però il comportamento assunto nei confronti dei lavoratori è vergognoso e inaccettabile».

Il contratto sarebbe scaduto peraltro a una settimana dal “cinico benservito” dell’azienda. «Il fatto che si sia anticipato, rispetto alla scadenza naturale, ci lascia ancora più perplessi».

«Vogliamo sapere cosa stia accadendo e qual è il futuro di questo stabilimento», conclude Stefano Bona . «E lo vogliamo sapere dall’amministratore delegato che ci auguriamo sia presente all’incontro in programma per la settimana prossima».

Non si nascondono i timori: le voci che circolano non solo nello stabilimento feltrino ma anche in altre aziende del settore metalmeccanico è che la proprietà con sede a Oslo, in Norvegia, intenda chiudere o quantomeno ridimensionare l’attività feltrina.

Tant’è che alcune lavorazioni sarebbero già state portate fuori dalla città. Cosa che non mette tranquillo nemmeno il personale che ha un contratto a tempo indeterminato.

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