Ex “Osteria Lambroi”, il bancone nel bar temporaneo di Gosaldo

Era il cuore di un locale simbolo della Valle dei Mis: restaurato dopo 20 anni in balìa dell’umidità 
Gianni Santomaso

LA STORIA

Il bancone dell’osteria di Lambroi, chiusa ormai da una ventina d’anni, torna al suo vecchio compito e arricchisce il bar aperto domenica dalla Pro loco di Gosaldo per restituire alla comunità un luogo di socialità. Ci potrà anche essere il rischio di cadere nella retorica soffermandosi sul significato di un manufatto in legno per anni popolato da ombre di bianco e di rosso, da gomiti e avambracci appoggiati mentre un sigaretta fuma fra le dita. Ma è un rischio da correre, perché davvero i banconi delle vecchie osterie un tempo sparse nelle frazioni periferiche dei comuni, nei villaggi disposti lungo vie di comunicazioni poi tagliate fuori, sono testimoni delle vicende delle comunità. Spesso, come oggi, anche di vicende tristi di debolezze, di disagi che è più comodo derubricare a macchiette magari dietro qualche risata.

Più in generale storie di vita, di lavoro, di amicizie affidate o ai titolari o ai compagni di bevute. Ma anche volti che cambiano nel corso del giorno o dell’anno e che poi a poco a poco spariscono e il bancone guarda le porte chiudersi davanti a sé. Quello della vecchia “Osteria Lambroi”, nell’omonima frazione lungo la Valle del Mis, aveva smesso di ascoltare all’inizio degli anni 2000 quando Elis Ren, la titolare, aveva cessato l’attività. Da domenica, dopo aver conosciuto un necessario restauro, è tornato in società nei locali dell’ex municipio al Don di Gosaldo, paese che da qualche anno è sguarnito di bar in centro.

«Due anni fa», spiega Fabrizio Marcon, presidente della Pro loco gosaldina, «avevo proposto l’idea di fare un bar fisso sotto il tendone. Idea concretizzata, ma che ci limitava perché potevamo aprirlo soltanto fin quando il tendone era montato. L’8 dicembre scorso assieme al mio vice, Donatello Galatone, abbiamo affrontato nuovamente la questione, perché il Comune ha in mano un progetto per la realizzazione di un bar nell’ex municipio; ma, tra burocrazia e Covid, prima di due anni ci hanno detto che non si fa niente».

Così Marcon, Galatone e gli altri membri della Pro loco hanno pensato di trovare una soluzione, sempre provvisoria ma che permetta comunque un’apertura più costante.

«Avevamo ipotizzato di chiedere a tizio o a caio di affittarci un locale», continua Marcon, «poi ci siamo detti: abbiamo lo spazio del nostro ufficio e quello che funge da deposito dove c’era l’ex ufficio, perché non chiediamo al Comune se ci fa abbattere una parete divisoria in modo da ricavare un locale grande quasi come il bar della Giovanna che stava di fronte?».

Detto, fatto. Marcon si è confrontato con l’Usl; assieme, hanno trovato la strada al momento più efficace.

«Abbiamo il permesso temporaneo per la somministrazione di bevande come se si trattasse di una sagra e che vale sei mesi, poi lo rinnoveremo», dice il presidente Pro loco, «fuori stagione apriremo solo nei fine settimana, in luglio e agosto tutti i giorni, abbiamo anche trovato due ragazze che si prenderanno l’incarico».

Nel nuovo bar del Don mancava però il bancone. Marcon aveva provato a sondare il terreno in alcuni posti, ma senza fortuna.

«Poi», racconta, «Damiano Casaril era al lavoro a Lambroi e ha notato quello della vecchia osteria. Sono andato a vederlo: era messo maluccio causa umidità, ma lo abbiamo salvato apportando anche modifiche per l’installazione della lavastoviglie che un tempo non era concepita».

Domenica il bancone era al suo posto. Vent’anni dopo è tornato a sentire il passaggio dello straccio e i rumori dei bicchieri che si scontrano per un “salute” .

«Sono molto contento che il bancone venga usato», dice Enzo Selle, figlio di Elis Ren e di Mirko Selle (più noto come Efrem), titolari dell’Osteria Lambroi, «la sua storia risale almeno al periodo dopo la seconda guerra mondiale. Nell’osteria dei miei si giocava a bocce e a carte. D’estate c’era un sacco di gente e, in particolar modo da quando avevano ufficialmente riaperto la strada del Mis, anche tanti motociclisti. Quando facevano le gare di pesca nel Mis venivano lì per la pesa e vincitori e sconfitti stavano assieme. Purtroppo quando avevo vent’anni non ci pensavo e non ci stavo attento, ma mia madre sì ne avrebbe di storie da raccontare viste e sentite dietro a quel bancone». —



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