Esplosivi fatti brillare in cava, «Potevano fare del male»

Il materiale passato di mano tra due conoscenti di Cesiomaggiore dopo un accordo al bar
Gigi Sosso

Esplosivo, detonatori e micce potevano fare dei danni. Non erano in stato di buona conservazione, al momento del sequestro da parte dei carabinieri nell’abitazione di L.S., ma il loro brillamento nella sede della Nervesa Inerti di Nervesa della Battaglia ha certificato il fatto che avrebbero potuto fare il loro mestiere. Non si sa ancora come il 68enne di Fianema volesse utilizzare il chilo e 100 grammi di esplosivo da cava, i cinque detonatori e i tre spezzone di miccia, che teneva in due sacchetti di plastica alloggiati all’interno di una scatola di cartone, di sicuro era materiale che aveva ricevuto dal paesano G.D.B. dopo un accordo preso in un bar di Cesiomaggiore.

La distruzione di quello sequestrato al 71enne di Morzanch è in calendario per martedì prossimo, sempre nella località trevigiana: tre chili di esplosivo, 21 candelotti, tre scatole di cartucce a pallini da caccia calibro 12 (75 in tutto), un rotolo di miccia da 10 metri e un proiettile da artiglieria calibro 75, tra l’abitazione principale e una casa disabitata, a Cergnai di Santa Giustina.

L.S. è difeso dall’avvocato Paolo Serrangeli, che sta già preparando una proposta di patteggiamento da presentare al pm Roberta Gallego e far applicare dal gip Enrica Marson: due anni, con le generiche prevalenti sull’aggravante, lo sconto del rito e l’atteggiamento collaborativo, partendo da una pena iniziale di quattro.

Diversa la situazione dell’altro, che è difeso da Manola Lise, Entrambi sono ai domiciliari dal 18 marzo. Serrangeli ha tentato di avere l’obbligo di firma, ma il Riesame l’ha negato.

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