Il futuro delle energie rinnovabili: ecco le prime tre comunità
Nel Bellunese, la principale è la Cer Dolomiti, seguita dal progetto di San Gregorio e Sospirolo. In Val Zoldana un piano tutto di privati. Entro la fine dell’anno i primi bilanci

In tema di energia alternativa ci sono anche le comunità energetiche rinnovabili, le Cer. Nel Bellunese, ad oggi, se ne sono costituite tre. Per partire stanno attendendo l’implementazione degli impianti, fotovoltaici o idroelettrici i che siano.
Il consorzio Bim ha stanziato un milione e mezzo allo scopo. Entro l’anno – assicurano Marco Staunovo Polacco, già presidente del Consorzio Bim, e Antonio Barattin, presidente della Cer Dolomiti – arriveranno i primi bilanci: economici, ma non solo, anche ambientali e sociali.
CHI SONO
La principale è la Cer Dolomiti, padri fondatori il consorzio Bim, i comuni di Belluno e Feltre, la Camera di commercio. Vi aderiscono altri 25 comuni e centinaia di soggetti privati. Decisamente minori sono le altre due realtà. Un’esperienza l’ha promossa il comune di San Gregorio nelle Alpi, con Sospirolo, una seconda dei privati in Val Zoldana. Sono attese altre nascite locali.
«La Cer di area vasta» precisa Staunovo Polacco, presidente del Consorzio Bim fino a pochi giorni fa, quando si è dimesso perché eletto presidente della Provincia, «è pronta a supportare, qualora ne avessero bisogno, le comunità più piccole. Che sono le benvenute, anche se noi siamo convinti che la scala più grande consenta una maggiore efficienza e soprattutto un maggior risparmio di risorse in termini di gestione, ma pure una maggior forza nelle attività di controllo e di manutenzione degli impianti».
COME FUNZIONA
L’area vasta comprende 18 cabine elettriche primarie, quindi 18 ambiti di configurazione, «ognuno dei quali» spiega Barattin «è autonomo all’interno di questa partita, nel senso che ognuno deve trovare il proprio equilibrio determinato da regole di gestione degli impianti e di distribuzione dell’energia». Equilibrio non sempre facile da trovare. «Le Cer nascono perché generano una tariffa incentivante (il premio) che è legata alla condivisione di energia, su base oraria». Ci sono uno o più produttori – esemplifica il presidente – che realizzano un kilowatt o più kilowatt. Contestualmente bisogna avere i consumatori, piccoli o grandi che siano. E, appunto, trovare il necessario equilibrio, «riuscendo a consumare il 100% di energia da fonti rinnovabili, fotovoltaico, eolico, idroelettrico nel nostro caso, in modo da generare tariffe che siano effettivamente incentivanti: si sa, fino al 55% per i produttori, sopra il 45% per i consumatori privati, per i Comuni e quindi per il sociale».
Dunque – fa notare Barattin – è fondamentale recuperare il senso di comunità. Anche perché si deciderà insieme la destinazione dell’utile sociale: alla casa di riposo piuttosto che al pulmino per il trasporto scolastico o al parco.
GLI OBIETTIVI
La Cer Dolomiti, ricorda Barattin, «è uno strumento per la decarbonizzazione, l’autonomia energetica e il sostegno alle fasce più deboli della popolazione. In quanto soggetto misto pubblico e privato potrà dipanare tutto il suo potenziale a favore del territorio attivandosi su ulteriori fronti, come la formazione, la distribuzione del calore, la diffusione delle nuove tecnologie e lo sviluppo di impianti innovativi, diventando un punto di riferimento per scelte condivise in ambito energetico, come previsto dalla legge».
IMPIANTI
Adesso il bando Pnrr sul finanziamento degli impianti si è chiuso. «Chi ha ottenuto il contributo è già all’opera per costruirlo entro i termini previsti» puntualizza Staunovo Polacco «E una volta che inizierà la produzione di energia e, quindi, la condivisione, potrà contare sulle relative entrate».
Per provvedere alla funzionalità della Cer, è stata fatta una convenzione con Sib, la società che gestisce anche l’idrico in provincia, come service per la progettazione e realizzazione degli impianti, sia quelli del Pnrr che quelli finanziati sotto altra forma, magari diretta degli enti pubblici oppure in cofinanziamento dal consorzio Bim. Consorzio che ha messo a disposizione un milione e mezzo di euro per il nuovo fotovoltaico,
«È un aiuto ai comuni» specifica l’ex presidente Staunovo, «per superare la problematica del cofinanziamento degli interventi o del finanziamento diretto in alcuni casi. Poi con gli utili e con le entrate relative all’incentivo e alla vendita dell’energia, ovviamente questi finanziamenti vengono restituiti: attraverso una reintegrazione del capitale messo a disposizione».
ENEL COME SERVICE
Nella parte bassa della provincia sono già disponibili delle strutture fotovoltaiche, in Agordino e in Comelico, invece, i primi impianti idroelettrici. «Con il fotovoltaico si producono 1.100 ore in un anno, con l’idroelettrico anche 7-8 mila» ricorda Barattin, «Ripeto, non è facile trovare il giusto equilibrio». Ma come contabilizzazione l’energia in entrata e in uscita e la suddivisione dell’utile? «Per questo ci siamo appoggiati a un service, l’Enel, che secondo noi è l’unico che riesce a garantire in un tempo ragionevolmente breve il recupero del necessario equilibrio».
Prima si parte con impianti di una certa consistenza, dai 150-200 KW in su, poi entrano tutti gli altri dell'ambito di configurazione. Il percorso, si sa, dura 20 anni, stando all’impianto normativo.
INDUSTRIE E DIOCESI
Già numerosi i soggetti, semplici privati, ma anche imprese, anzi intere aree industriali, realtà del terzo settore, che hanno manifestato l’interesse a partecipare: mettendo a disposizione impianti che hanno già, oppure stanno realizzando o che intendono costruire, oppure come consumatori. «Questo concorso è importante perché l’energia prodotta è quella che poi fa la differenza sulla condivisione» puntualizza Staunovo. Tra i soggetti interessati c’è la Diocesi di Belluno Feltre.
TEMPI
«Con il 2026 ci sarà il primo vero calcolo e il primo bilancio di entrate, uscite, incentivi, vendita d’energia e costi della comunità energetica», dice Staunovo, «Il fatto di aver messo a sistema tutti questi soggetti crea un rapporto virtuoso fra il privato e il pubblico per l’indipendenza energetica del territorio. Prima facciamo gli impianti locali e prima riusciamo ad autoconsumare l’energia nostra e a condividerla con le figure del territorio e meglio è». —
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