Elezioni a Belluno, De Carlo suona la sveglia agli alleati: «Candidato esperto e di alto profilo»
Il senatore di Fratelli d’Italia dà una scossa in vista delle comunali del 2027. Sul sindaco: «Non si brucino nomi come è stato fatto con il ct della nazionale. Al capoluogo serve una persona con competenze, maturate anche fuori città»

È tempo di darsi una mossa. Fra una manciata di mesi andranno al voto una quindicina di Comuni in provincia, tra cui le due città principali, Belluno e Feltre ma anche centri importanti comune Cortina e Alpago. Tutti governati dal centrodestra. In un dibattito su temi e futuri candidati che al momento è ancora fiacco, irrompe il senatore Luca De Carlo, che da referente di Fratelli d’Italia suona la sveglia agli alleati. «Il futuro sindaco del capoluogo? Serve una persona che abbia competenze ed esperienza. Ma attenzione: non si brucino nomi come è stato fatto con il ct della nazionale di calcio», afferma De Carlo.
Eccezion fatta per il capoluogo, sembrerebbe che negli altri comuni i sindaci uscenti si ripresentino. Fratelli d’Italia è per la loro riconferma?
«Se un’amministrazione ha ben lavorato credo che la continuità amministrativa possa essere un valore aggiunto. Valuteremo caso per caso le singole situazioni, ma tendenzialmente siamo ben predisposti a rinnovare la fiducia ai sindaci uscenti».
A Belluno, visto il passo indietro di De Pellegrin, state invece guardando altrove. Avete già un identikit per quella che sembrerebbe la partita più difficile?
«Difficile e da non sottovalutare, come ogni elezione per il vero. Se devo evidenziare un difetto all’attuale amministrazione comunale è di non aver saputo ben comunicare; gli eventi vanno gestiti altrimenti si rischia di subirli solamente. Ma il lavoro fatto è stato comunque tanto e quindi credo che, scegliendo un candidato e una squadra giusta, si possa affrontare la sfida con rinnovata fiducia. Circa il sindaco, l’ho evidenziato in più occasioni pubbliche di recente: dovrà avere un alto profilo, con alle spalle importanti esperienze amministrative anche in contesti fuori dalla città. I profili possono essere più d’uno, a tempo debito con gli alleati sapremo scegliere il migliore. Ma lo scouting del nome non diventi come quello per il ct della nazionale, dove si sono passate settimane a bruciare opzioni, anche di primissimo livello, dando l’impressione di non saper che pesci pigliare».
Lei potrebbe essere uno di quei nomi?
«Assolutamente no. Ho un lavoro impegnativo a Roma che vorrei continuare a portare avanti e poi il sindaco l’ho già fatto per quindici anni a Calalzo... e il primo amore non si scorda mai. Ciò non significa peraltro che non possa mettermi a disposizione per dare una mano alla lista. Come Fratelli d’Italia lavoriamo a delle proposte importanti con l’ambizione di aumentare il nostro consenso rispetto alle percentuali del 2022; e auspico che tutti i partiti presentino lista e simbolo, contrariamente a quanto avvenuto l’ultima volta a Belluno e Feltre, anche se ovviamente in un’elezione comunale è indispensabile il contributo pure di liste civiche che pescano, in parte, dal bacino dei partiti».
Di recente si è votato per la Provincia, seppure attraverso un’elezione di secondo grado. L’apporto di Fratelli d’Italia è stato decisivo per la scelta di Staunovo Polacco, anche se, a causa di qualche pasticcio di alcuni grandi elettori non presentatisi al voto, al momento non avete consiglieri a Palazzo Piloni.
«Beh, se dobbiamo dirla tutta fino in fondo, ci sono stati anche voti indirizzati a candidati di un’altra lista; ma acqua passata non macina più. Tornando al punto, siamo stati più che decisivi. In virtù degli attuali rapporti di forza sanciti nelle diverse elezioni di primo grado in questi anni, avremmo potuto tranquillamente ambire alla presidenza proponendo qualche nostro sindaco. L’abbiamo invece lasciata alla Lega, scommettendo su un presidente che potesse rappresentare in maniera autorevole la coalizione, ma ciò non significa che la Provincia sia governata dalla sola Lega né tanto meno da chi in Provincia ne frequenta costantemente i corridoi. È però evidente che sia necessario un confronto costante con tutto il centrodestra, differentemente si rischia di fare poca strada».
Parole, le sue, che unite a qualche critica su temi concreti - come il trasporto pubblico e l’idroelettrico - mossa da altri esponenti di Fratelli d’Italia, sembrerebbero già un primo alert lanciato al presidente.
«Faccio una premessa: le nostre sono considerazioni sulla base dell’esperienza, che sia Silvia Calligaro che Massimo Bortoluzzi hanno maturato durante gli anni del loro mandato e lo scopo è quello di stimolare l’azione politica della Provincia. Staunovo Polacco ha ricevuto un mandato chiaro e noi gli ribadiamo la nostra lealtà, oggi ma anche per il futuro quando potrebbero cambiare in maniera significativa gli equilibri pure in Provincia. Fratelli d’Italia, quando prende un impegno, lo mantiene e lo abbiamo dimostrato in ogni contesto».
Ma... perché c’è un ma.
«Ma ricordo a me stesso, prima che agli altri, che l’immobilismo, i tatticismi, le infinite querelle sulle nomine così come i pavoneggiamenti sui risultati ottenuti grazie al lavoro altrui, come mi è capitato di leggere recentemente sul vostro giornale (il riferimento alle dichiarazioni del segretario uscente della Lega appare evidente, ndr) interessano poco alla gente che invece si aspetta dalla Provincia una regia sovracomunale chiara e decisa. In un momento nel quale un ente può disporre di maggiori risorse, la gente chiede con quale visione verranno investite, non chi farà parte dei CdA della società che magari si pensa di istituire. La nostra insomma non è una delega in bianco né al presidente né, tantomeno, al suo partito, ma uno stimolo a fare in modo che le scelte siano efficaci».
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