Crisi Edim Bosch, uscita incentivata per 91 lavoratori: «Situazione critica»

A Quero restano poco meno di sessanta dipendenti. Bona (Fiom Cgil): «Il futuro è legato alla vendita del sito»

Roberto Curto
Il piazzale della Edim Bosch a Quero di Setteville
Il piazzale della Edim Bosch a Quero di Setteville

L’esperta alla quale è stato affidato il compito di gestire la procedura per la “Composizione negoziale della crisi”, riferirà tra qualche giorno ai sindacati e alle Rsu di Edim Bosch per capire se e quali strategie sono state attivare per raddrizzare i conti dell’azienda di Setteville, alle prese con un drastico ridimensionamento del personale che coinvolge anche l’altro stabilimento del gruppo a Villasanta.

La scorsa settimana si è svolto un altro incontro con l’azienda che non ha portato nuovi elementi di speranza sul futuro della fabbrica.

Dai vertici Edim si ribadisce il calo di commesse e di clienti per un settore, quello dell’automotive, che al momento non dà segni di risveglio.

Di sicuro il piano per le uscite incentivate va vanti, altri 45 lavoratori hanno aderito recentemente facendo salire a 91 il numero di addetti che hanno aderito all’accordo siglato con il gruppo Bosch, che non intende rinnovarlo per il 2026. In pratica il piano di ridimensionamento ha trovato l’adesione delle maestranze secondo le aspettative.

Mancano ancora poche unità per arrivare a 98, il numero fissato nel piani. A Quero di Setteville, restano poco meno di sessanta lavoratori, il cui futuro è aggrappato alla possibilità di arrivare a una cessione dello stabilimento.

«Sarà molto importante verificare quanto l’esperta che si sta occupando della procedura di negoziazione assistita ci dirà nell’incontro che è programmato tra pochi giorni», spiega il segretario provinciale della Fiom Cgil Stefano Bona.

«È circa un mese che lavora e ha sei mesi di tempo per completare il proprio mandato. Vediamo se ci sono delle prospettive».

Due le alternative sul tavolo: risistemare i conti rendendo Edim nuovamente competitiva sul mercato, oppure predisporre la vendita in una situazione di miglior favore grazie alla quale l’eventuale acquirente assume il controllo del sito produttivo senza doversi accollare i debiti.

Edim Bosch ha invitato alla trattativa di acquisto un centinaio di aziende: «Di queste, dice ancora il sindacalista della Cgil, «17 hanno chiesto un’integrazione della documentazione.

È un altro elemento da valutare anche se la trattativa si annuncia in salita. In questi mesi mi aspettavo un piano industriale credibile, qualche proposta. Invece niente.

Dopo che Bosch ha annunciato la propria indisponibilità a proseguire oltre nel sostenere e nell’accompagnare il processo di vendita della fabbrica, ogni volta ho ricevuto segnali negativi.

Di sicuro è già stata chiesta una deroga per la Cassa integrazione che scade a febbraio del 2026. E non è una bella notizia».

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