Divieto di usare l’acqua potabile per annaffiare a Belluno, l’assessore: «Lo rispetta anche il Comune»

BELLUNO. Fa discutere l’ordinanza del sindaco di Belluno che vieta di attingere dall’acquedotto per annaffiare orti e giardini. In molti protestano, per la prospettiva di far seccare gli ortaggi coltivati pazientemente, piante e fiori ornamentali, mentre si permette la cura del verde pubblico. «Sono esclusi dalla presente ordinanza gli usi dell’acqua potabile (...) per la cura del verde e piante comunali», sta in effetti scritto. Ma è una dicitura di prassi, che non viene applicata, dicono dal Comune. «E’ chiaro che stiamo applicando il buonsenso», esclama l’assessore ai lavori pubblici, Franco Roccon. «Non stiamo sprecando nessuna risorsa e l’unica fontana aperta è quella di via Sottocastello, indispensabile come sfogo dell’acquedotto. Non si può chiudere senza rischiare danni». Ma la gente protesta ugualmente. «Lo stiamo spiegando in tutti i modi: manca l’acqua e bisogna risparmiarla altrimenti resteremo senza del tutto».
Nei prossimi giorni la situazione sembra in effetti destinata a peggiorare. Nessuna buona notizia da Bim Gsp riguardo l’emergenza idrica che in questi giorni sta colpendo numerose località della provincia. Le piogge di questi giorni non sono sufficienti a risolvere i problemi di approvvigionamento e i dati in possesso della società prevedono un aggravarsi della carenza idrica.
«La situazione peggiora di giorno in giorno», dice il presidente, Attilio Sommavilla. «I nostri tecnici sono continuamente impegnati in aperture e chiusure fondamentali per permettere il riempimento delle vasche durante la notte, ma in alcune zone non basta. Per portare l’acqua a Cavarzano si fanno salti mortali e ricordo che abbiamo cinque squadre con otto uomini per 250 perdite». Sommavilla rinnova il suo appello: «Tutti quelli che hanno a cuore questa provincia devono concentrarsi su questo problema, perché se non interveniamo in maniera massiccia e decisa il sistema sarà al collasso nel giro di dieci anni. L’acqua è destinata ad essere il problema numero uno del Bellunese e sarà un problema per tutti, compreso il turismo che è impensabile senza l’acqua».
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