Diffamò i bellunesi su Fb, la Regione querela un abruzzese

BELLUNO
Usò parole crudeli e violente contro i veneti, e contro i bellunesi in particolare, e ora dovrà risponderne davanti ai giudici. La giunta della Regione Veneto ha dato mandato all’avvocatura regionale di procedere, sia in sede penale che civile, contro Ludovico Gemini, il dirigente dell’Usl di Sulmona (in provincia dell’Aquila) che nei giorni dell’alluvione usò Facebook per augurare alle popolazioni duramente colpite dall’alluvione di fine ottobre di “marcire insieme al legno delle vostre foreste abbattute”. Le ipotesi di reato sono ingiurie e diffamazione e non sono molti i casi in cui la Regione Veneto ha agito per tutelare la propria immagine dai contenuti di un post pubblicato su Facebook.
«Però avete fatto il referendum per l’indipendenza...ve lo ricordate vero? mica state pensando per caso di chiedere lo stato di emergenza per finanziare la ricostruzione con i soldi di tutti gli italiani no? se fosse per me vi farei marcire insieme al legno delle vostre foreste abbattute...ma questo non succederà per vostra fortuna», scrisse Gemini quando si diffusero in tutta Italia le notizie sulla portata dell’evento che devastò la montagna bellunese poco più di un mese fa.
Parole di odio social intollerabili, stigmatizzate da più parti, compresa la Regione Veneto che aveva già annunciato azioni legali contro il dirigente. Lui si giustificò affermando che il suo profilo Facebook era stato hackerato e infatti al momento Ludovico Gemini è scomparso dai social, mentre a scusarsi a nome della Regione Abruzzo, nonostante non avesse alcuna responsabilità, è stato il presidente di quel consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, rispondendo al suo “collega” veneto, Roberto Ciambetti, poco convinto dalla giustificazione di Gemini che è un dipendente regionale abruzzese.
«È uno che non ha neanche capito di cosa parla», afferma l’assessore regionale alla protezione civile, Gianpaolo Bottacin, «se ci tenessimo i nostri soldi, i 15 miliardi di residuo fiscale, certo che non avremmo bisogno di niente. Detto questo, quella notte tutto il Veneto era in codice rosso e quindi abbiamo avuto bisogno di far arrivare gente da fuori regione chiedendo supporto alla protezione civile nazionale, ma credo sia normale. Penso ad esempio al terremoto dell’Aquila, la provincia dove vive quel dirigente. Quando loro hanno avuto bisogno noi, giustamente, abbiamo dato una mano». —
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