«Dieci anni senza mia figlia Ogni giorno nel mio cuore»

BELLUNO. Erano le 22.40 del 2 settembre di 10 anni fa quando, al numero di emergenza dei Carabinieri, arrivava la concitata telefonata di una donna in chiaro stato confusionale. Era l’allora ventiduenne Sodre Simone Moreira, bellissima ragazza brasiliana, la quale urlava disperatamente di aver perso la figlia Giuliana di tre anni. Il fatto era accaduto nel centro storico di Oderzo nei pressi dell’ufficio postale. In pochissimi minuti arrivarono sul posto due pattuglie di carabinieri e un nucleo dei Vigili del Fuoco con tanto di gommone.
Furono proprio questi ultimi a recuperare, poco dopo mezzanotte, nelle acque del Monticano, il corpicino di Giuliana ormai senza vita. La versione raccontata dalla giovane non venne creduta e Simone Moreira fu accusata di avere gettato volontariamente la figlia nel fiume per vendicarsi dei dissapori insorti con il padre Michele Favaro, imprenditore di Salgareda.
Due giorni dopo, e cioè il 4 settembre, la donna fu sottoposta all’interrogatorio di garanzia che, sfociò il giorno successivo nel suo arresto e con la conseguente carcerazione nella sezione femminile del carcere di Belluno.
La difesa fu assunta dagli avvocati Alvise Tommaseo di Ponte di Piave e Antonio Forza di Venezia. Dopo la scarcerazione disposta qualche mese più tardi dal Tribunale del Riesame, Simone Moreira proclamò la sua innocenza in tre seguitissime trasmissioni: Quarto Grado, Domenica Cinque e Fatti Vostri, condotte rispettivamente da Salvo Sottile, Barbara D’Urso e Giancarlo Magalli.
In precedenza, a Belluno, arrivò anche il console brasiliano in Italia per appurare le condizioni di detenzione della connazionale. La battaglia legale fu lunga e combattuta nei tre gradi di giudizio.
La Procura di Treviso, ritenendo si trattasse di un omicidio volontario aggravato, puntò subito sulla massima pena: l’ergastolo. La difesa sostenne, invece, la tesi dell’incidente e, in subordine, chiese il riconoscimento dell’omicidio colposo.
La Corte d’Assise di Treviso, a sorpresa, condannò in primo grado Simone Moreira a 10 anni di reclusione. La giuria disattese sia le richieste dell’accusa che quelle della difesa, riconoscendo nei fatti il reato di abbandono di minore. La Corte d’Assise di Appello di Venezia modificò la condanna riducendola a due anni e sei mesi per omicidio colposo e questa decisione fu confermata dalla Corte di Cassazione che ha messo fine all’annosa questione.
La giovane madre è stata poi affidata ai servizi sociali e oggi, avendo scontata interamente la lieve pena, è una donna libera.
Simone Moreira attualmente vive a Belluno con il nuovo compagno e con i quattro figli maschi, il più vecchio quindicenne ed il più piccolo di appena 40 giorni.
«Sono una mamma felice di 33 anni – esordisce – Questa terribile esperienza mi ha maturato e mi ha fatto capire gli errori che posso avere commesso. Allo stesso tempo sono serena perché tutti i giudici hanno riconosciuto la mia innocenza. Quella maledetta sera di 10 anni fa, a Oderzo, si è verificato un incidente forse anche a causa della mia disattenzione, ma non certo un omicidio».
Ricorda con amarezza la difficile esperienza del carcere. «All’inizio è stata molto dura – ricorda – il pubblico ministero voleva che trascorressi tutta la mia vita in cella. Gli avvocati Tommaseo e Forza mi hanno sempre creduto e, alla fine, sono riusciti a dimostrare che quello che sostenevo era la verità. Non ho mai voluto la morte di mia figlia. Io adoravo Giuliana ed ancor oggi la ricordo tutti i giorni». La sfortunata bambina è stata seppellita nel cimitero di Ponte di Piave. «Almeno due volte all’anno vengo a portarle dei fiori–sottolinea–ma lo faccio in momenti in cui non trovo gente. Prego sulla sua tomba in silenzio e da sola».
E a Belluno come vive Simone Moreira? «È una cittadina tranquilla – conclude – mi muovo poco, faccio la mamma e lavoro come cameriera in un bel locale del centro. Una vita normale in una famiglia normale». –
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