Dall’Agnol: gli alvei dei torrenti vanno puliti ogni anno
Dario Dall’Agnol, all'epoca ventenne, il 3 novembre del '66 era sceso a Valstagna per proporsi come supplente alla scuola comunale. Infatti stava studiando matematica all'università. Dopo aver depositato la domanda, era andato con un amico alle grotte di Oliero.
«Quel giorno non pioveva, però il cielo era molto scuro e in effetti faceva brutto da tre giorni. Siccome l'acqua del torrente era più alta del solito e si faceva fatica a navigarla, il custode ci ha detto di ritornare il giorno dopo». Quello dell'alluvione.
«Ho rischiato anch'io di farmi portare via dall’acqua assieme allo zio. La sua casa era l'ultima a sinistra prima della chiesa di Fastro. Dietro c'è la valle del Canalet, dove passa un corso d'acqua che in quei giorni si era ingrossato moltissimo. Per un po' abbiamo tentato di deviarlo scavando la terra con il badile, quel tanto da salvare la cantina, ma quando abbiamo visto che era impossibile siamo scappati per non essere investiti dalla colata».
Alla fine i danni per loro saranno limitati. Negli anni Settanta lo stesso Dall’Agnol diventerà sindaco. Nella sua squadra degli operai, che all'epoca erano ben 9, c'era anche Giacomo Maddalozzo.
«Sopra piazza Marconi c'è un “muraz”, ovvero una briglia, che risale addirittura al 1605», indica Dall'Agnol dall'alto della sua conoscenza storica di Arsiè, passando poi la parola al vecchio collega: «quando c'è stata l'alluvione, tutta l'acqua che scendeva da Mellame ha riempito la briglia del Toro, portandosi via un pezzo di muraz, l'ha superata ed è arrivata fino al centro del paese. Il tunnel dove passa il torrente Aurich, ormai straripato, è stato ostruito da un grosso tronco d'albero che ha fatto da tappo, impedendo a sassi, terra e ramaglie di ostruire il deflusso. Così l'acqua è esondata in superficie, ma almeno non è scoppiato il piazzale».
Le auto erano state ammassate tutte in fondo alla piazza dalla forza dilagante dell'alluvione. In certi punti aveva perfino sollevato l'asfalto. «Abbiamo cercato di scavare un canale con la ruspa, inutilmente. Così due giorni dopo gli alpini che sono arrivati hanno fatto un foro in strada per permettere alla pioggia di andare via».
Andare a Tol era impossibile, a Fastro era venuto giù di tutto, le valli non erano transitabili, i Solivi erano rimasti isolati. Il Cismon aveva portato giù la strada, quindi toccava usare quella più alta, che però era a senso unico. È perfino piombato giù un pezzo di monte Cerogn nel lago del Corlo, facendo rivivere a tutti l'incubo del Vajont, ancora vivido. Ma il crollo era avvenuto all'inizio dell'invaso, dove l'acqua è alta al massimo 4 o 5 metri. «Noi amministratori siamo troppo spesso vittime del fatalismo», denuncia l'ex sindaco, «dovremmo pulire boschi e bacini ogni anno, ma gli operai sono sempre meno (oggi Arsiè ne conta 3 ndr) e gli appalti costano». (f.v.)
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