Cortina, i veterinari sfrattati: «Il Comune non rispetta gli accordi»

Lettera aperta con petizione dei dottori Frison e Siorpaes: «Continui trasferimenti e scelte non condivise»

L'ambulatorio veterinario provvisorio a Socus
L'ambulatorio veterinario provvisorio a Socus

Lettera aperta dei veterinari Fabio Frison e Alessandro Siorpaes al Comune di Cortina: «L’amministrazione non sta rispettando gli accordi presi, i continui trasferimenti ci causano disagi economici e non solo».

Forte presa di posizione da parte dei dottori Frison e Siorpaes, che scrivono al Comune e lanciano una petizione chiedendo chiarezza sul loro futuro:«L’assessore Giorgio Da Rin ha definito “baraccopoli” il nostro vecchio studio, dove avevamo investito soldi e sudore: serve più rispetto», dicono offesi i dottori. «Ma vogliamo parlare con il sindaco e l’amministrazione, li ringraziamo perché hanno comunque cercato di fare qualcosa».

«Da molti anni svolgiamo la nostra attività a Cortina, dove abbiamo costruito con importanti investimenti personali la nostra struttura», commentano i medici. «Oltre alla cura degli animali domestici, il nostro ambulatorio garantisce da sempre un servizio pubblico essenziale per la gestione e la degenza degli animali vaganti, smarriti o abbandonati sul territorio».

«A seguito dell’abbattimento dell’ambulatorio a causa della costruzione dell’impianto di risalita Apollonio-Socrepes, abbiamo dovuto lasciare la nostra sede storica», proseguono. «Da quel momento è iniziata una fase complessa, segnata da continui trasferimenti provvisori che hanno causato pesanti disagi logistici e professionali, oltre a una contrazione del fatturato dell'85% nel solo mese di gennaio».

«Siamo stati trasferiti in una sede provvisoria a Fiames, accettata in attesa di quella definitiva, ma rivelatasi purtroppo non funzionale per gli spazi», aggiungono. «Fredda, tanto da danneggiare alcuni macchinari, e difficile da raggiungere per i proprietari di animali, specie per chi proviene dal Cadore».

In seguito, siamo stati trasferiti in una sistemazione temporanea in località Socus a causa delle Olimpiadi», proseguono. «La soluzione, migliorativa per la posizione ma strutturalmente carente, si è rivelata inadeguata allo svolgimento della nostra professione. Basti pensare alla mancanza di climatizzazione, ai lavandini troppo piccoli, e cosa molto importante, all’impossibilità di appendere qualsiasi cosa, mensole comprese che, come è facilmente immaginabile, sarebbe fondamentale in un ambiente medico».

«Il contratto stipulato il 5 settembre 2025 prevedeva la scelta e la co-progettazione di una sede definitiva a Socus. Tuttavia, lo scorso 22 giugno 2026, ci è stato comunicato il ritorno a Fiames. La nostra non è una questione di comodità personale, ma di requisiti minimi di efficienza e benessere nostro e degli animali. La struttura di Fiames, per come è attualmente concepita, non dispone degli spazi necessari per poter lavorare in serenità e manca inoltre lo spazio per la degenza e la gestione del servizio pubblico per gli animali randagi».

«Ci preoccupa inoltre l'eventuale apertura di un eliporto nelle adiacenze», aggiungono. «Una possibilità di cui si parla e che, se si concretizzasse, renderebbe l'area del tutto incompatibile con la presenza di animali che sarebbero sottoposti a forte stress per il rumore. Anche per quanto riguarda l'aspetto economico dell'opera ci troviamo a fare un’importante considerazione: portare avanti un progetto che non rispecchia le reali necessità logistiche e la corretta disposizione degli spazi medici rischia di tradursi in un inutile spreco di risorse. Riteniamo che i fondi della collettività debbano essere investiti in un progetto che sia realmente funzionale e duraturo».

«Siamo profondamente dispiaciuti per alcune espressioni emerse in consiglio comunale, dove la nostra storica sede è stata definita una "baraccopoli" e si è accennato a un nostro imminente pensionamento», aggiungono. «La decisione sul futuro della nostra attività professionale spetta solo a noi, e il nostro lavoro merita il rispetto dovuto a chi serve la comunità da decenni».

«Il nostro obiettivo non è sollevare polemiche, né chiedere privilegi, forti di un contratto con diritto di superficie valido fino al 31 dicembre 2037, chiediamo semplicemente che vengano rispettati gli impegni e, soprattutto, che si apra un tavolo di confronto sereno, costruttivo e diretto con il sindaco e l'amministrazione», concludono. «Senza un dialogo che porti a una sede definitiva e realmente idonea, il progetto attuale non ci metterà nelle condizioni di garantire alla cittadinanza il livello di servizio veterinario che Cortina merita e che finora abbiamo sempre assicurato».

Ecco qui la petizione dei dottori.

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