Coronavirus Veneto. «Qui in Germania sono arrivati ventimila euro in aiuto dallo Stato»

Alessia Forzin / BELLUNO
Vive in Germania da quarantadue anni, ma non vede l’ora di poter tornare a Feltre, dov’è nato.
«Non appena si potrà tornare a viaggiare, non appena saranno aperti i confini perché l’Austria non ci permette di usare il Brennero, lo farò», assicura Mauro Cidaria, ristoratore feltrino che sta vivendo la pandemia da coronavirus da Gelsenkirchen, dove è titolare del ristorante Trulli.
Un’attività che ha messo in piedi ventuno anni fa, e che porta avanti insieme a uno dei tre figli. «Qui le attività sono state chiuse il 13 marzo», racconta. «È rimasta aperta solo qualche fabbrica, quelle essenziali. I tedeschi sono molto ligi alle regole: nel momento in cui è stato deciso di chiudere, tutti si sono adeguati».
Ma adesso si parla di riaperture, e il morale torna a salire. Per quanto, precisa Cidaria, lo Stato non abbia mai abbandonato i suoi imprenditori. «Noi abbiamo sempre potuto lavorare facendo servizio a domicilio dei piatti, e solo la sera. Ho dovuto rinunciare ai dipendenti, che ho messo in cassa integrazione, ma si è potuto lavorare. E lo Stato ci ha aiutati: a me sono arrivati sul conto corrente ventimila euro».
Non è una leggenda: la Germania ha garantito sostegno vero alle attività. Ma quando ci sorprendiamo per la cifra, Cidaria sorride al telefono: «Tanti soldi? Beh insomma, con tutte le tasse che ci sono da pagare… Ma lo Stato ce le ha abbassate del 7%, per il nostro settore».
Un aiuto in più.
«Qui le cose funzionano. Bisogna dirlo: lo Stato ci ha dato una mano. Questo periodo è stato sicuramente duro: rinunciare ai dipendenti per me è stata la cosa più difficile, perché sono tutti bravi ragazzi e devono essere aiutati. Non appena potremo riaprire le attività li riprenderò tutti con me».
Ma come ha vissuto la Germania la fase più critica della pandemia?
«Anche qui ci sono state delle restrizioni, ma abbiamo sempre potuto uscire», spiega Cidaria. «L’importante era non fare assembramenti. Guardi, alle 19 c’è il coprifuoco, non si vede nessuno in giro, ma durante la giornata si può fare una passeggiata. Anche in due o tre persone, rispettando il distanziamento. Due metri e mezzo al supermercato e al lavoro, e tutti con le mascherine. Ma tutti hanno rispettato le regole. Adesso aspettiamo il 6 maggio, quando la Merkel comunicherà le decisioni sulle riaperture delle attività ancora chiuse. E non appena si potrà viaggiare sicuramente tornerò in Italia. Meno male che non sono venuto quando era appena scoppiato il coronavirus. Mio fratello me l’aveva detto: “Non venire o non ti faranno più tornare in Germania”. È stato un bene, ma adesso ho voglia di tornare a Feltre. Magari anche per sempre, perché ho 63 anni e vorrei tornare a casa mia». —
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