Coronavirus nel Bellunese. Rossa: "Attivare la continuità assistenziale a domicilio"

Il presidente dell’Ordine dei medici preoccupato per il ritardo su questo fronte. «Noi non abbiamo gli strumenti per visitare i pazienti positivi nelle loro case»

BELLUNO. Ma che fine hanno fatto le Usca, le unità speciali di continuità assistenziale che dovrebbero gestire i casi positivi di Covid-19 a domicilio? A chiederselo è il presidente dell’Ordine dei medici del Bellunese, Umberto Rossa, preoccupato di questo ritardo.

«Ad oggi, che io sappia», dice Rossa, «l’Usl 1 Dolomiti ha attivato soltanto l’Usca di Feltre, delle altre non si sa nulla. Parliamo di strutture molto importanti, pensate per la gestione dei pazienti positivi al virus che devono essere curati a casa. A noi medici di famiglia, infatti, mancano gli strumenti adeguati per poter andare a visitare un paziente Covid positivo».

Il presidente bellunese dei camici bianchi comprende «la difficoltà dell’azienda sanitaria dolomitica a trovare medici che possano formare queste unità speciali. Ma non bisogna perdere altro tempo, perché il rischio che si ammalino altri medici di famiglia è dietro l’angolo. Se così fosse, la situazione diventerebbe ancor più grave, perché il territorio resterebbe sguarnito. Per questo motivo chiediamo all’Usl di sbrigarsi ad attivare le Usca».

Il personale che costituisce queste unità per la gestione dei pazienti contagiati, va appunto nelle abitazioni per controllare gli ammalati: «Per questi professionisti, almeno per quanto visto a Feltre, l’Usl ha predisposto una serie di strumenti utili ad evitare il contagio: dalle mascherine alla visiere, dagli occhiali ai camici e ai calzari, fino alle automobili per gli spostamenti. Sarebbe infatti impensabile», continua Rossa, «che noi medici di medicina generale ci recassimo con le nostre vetture a casa di un paziente Covid-19. Il motivo? La nostra auto è quella che utilizziamo anche per spostarci nel tempo libero e per andare in ambulatorio: operando senza le necessarie protezioni nel domicilio delle persone contagiate, rischieremmo di portare il virus non solo ai nostri pazienti ambulatoriali, ma anche ai nostri familiari. Le auto fornite dall’Usl al personale delle Usca, invece, sono aziendali, vengono utilizzate solo per questo scopo e sono sanificate periodicamente».

La preoccupazione del presidente dell’Ordine è dovuta al fatto che sono in aumento i pazienti positivi curati a domicilio: «E così sarà sempre di più, vista la ripartenza del mondo del lavoro che dovrebbe essere imminente. Se non dovessero essere attivate velocemente le unità speciali sul territorio, questi pazienti rischiano di rimanere da soli perché noi medici di famiglia non abbiamo strumenti e mezzi per occuparcene in sicurezza». —

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