Coronavirus a Belluno, proroga in vista per gli abbonamenti degli studenti

I ragazzi non li usano da metà febbraio perché le scuole sono chiuse. La Provincia valuta anche soluzioni come il rimborso in caso di mancato utilizzo
Belluno, 30 novembre 2007. interviste nel piazzale della dolomitibus sull'incidente che ha visto schiacciata una ragazza da un autobusIn migliaia salgono sui pullman in stazione Ragazzi sui mezzi di Dolomitibus. In alto Paolo Gamba
Belluno, 30 novembre 2007. interviste nel piazzale della dolomitibus sull'incidente che ha visto schiacciata una ragazza da un autobusIn migliaia salgono sui pullman in stazione Ragazzi sui mezzi di Dolomitibus. In alto Paolo Gamba

BELLUNO. Dolomitibus lavora al piano per la ripartenza a pieno regime del servizio di trasporto pubblico, la Provincia valuta come rimborsare gli abbonamenti che non sono stati utilizzati. Si muove su un doppio binario l’azione portata avanti in questo periodo, perché se da un lato c’è la necessità di strutturare il servizio quando verranno allentate le limitazioni agli spostamenti, dall’altro c’è anche da capire come restituire i soldi a chi ha pagato un abbonamento annuale ma non l’ha usato.

Un esempio su tutti è quello degli studenti: le scuole hanno chiuso a metà febbraio, e non hanno più aperto. Per la ripresa delle lezioni se ne riparla a settembre. Unico studenti, però, vale fino alla fine dell’anno scolastico in corso. «La linea che sta venendo avanti è quella di prorogare la validità degli abbonamenti per il periodo in cui non sono stati usufruiti», spiega il presidente della Provincia, Roberto Padrin. In pratica, i primi mesi dell’anno scolastico 2020/2021 saranno coperti dall’abbonamento 2019/2020.

Il problema viene affrontato da tutte le Province, perché ovviamente non riguarda solo quella di Belluno. «Abbiamo fatto una videoconferenza con i colleghi presidenti e con l’assessore regionale De Berti sul tema», continua Padrin. «È necessario individuare una soluzione unitaria».

Per gli studenti che concludono il loro ciclo di studi, e che l’anno prossimo non avranno più bisogno dei mezzi pubblici per andare a scuola, si sta decidendo come operare. In questo caso potrebbe emergere la possibilità di un rimborso per i mesi di abbonamento non fruito. La Provincia sta lavorando e comunicherà prontamente ogni novità.

Ieri, intanto, Padrin ha avuto un confronto in videconferenza anche con il presidente del consiglio di amministrazione di Dolomitibus, Andrea Biasiotto. «Dovremo sicuramente essere pronti con un piano per settembre, quando dovrebbero riaprire le scuole», spiega Padrin. «Ma al momento mancano indicazioni su come si svolgeranno le lezioni, quindi siamo in attesa. L’azienda nel frattempo si sta attivando con investimenti per la messa in sicurezza di autisti e passeggeri. Di sicuro apriremo a brevissimo un tavolo tecnico con l’Ufficio scolastico territoriale per individuare insieme le soluzioni per il trasporto pubblico degli studenti».

Un confronto sarà aperto anche con le aziende, perché sono molti i lavoratori che raggiungono le fabbriche con le corriere. I problemi da affrontare non mancano: il distanziamento sociale imporrà con molta probabilità un accesso contingentato ai mezzi. Ne serviranno di più a percorrere le strade bellunesi, e quindi serviranno più autisti. «Ma si potrebbe ragionare su un’apertura scaglionata di scuole e fabbriche», ipotizza Padrin. Idee, per il momento, tutte da approfondire e valutare.

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