Concordia e unità, messaggio al pellegrinaggio dell’Alpago

ALPAGO. In 700 ai piedi della Madonna di Follina per chiedere la grazia della “concordia”. Ovvero di un impegno corale per riconsegnare dignità ha chi ha perso il lavoro e a chi lo sta cercando, il più delle volte inutilmente. Unità e solidarietà anche nella Conca dell’Alpago per assicurare un futuro di sviluppo alla Valle. Ha molto insistito sulla necessità della “concordia” e dell’”unità”, il vescovo mons. Giuseppe Andrich, che ha accompagnato al santuario mariano della cittadina delle Prealpi trevigiane una folla di alpagoti per il tradizionale itinerario di fede che si svolge fin dai primi anni del 1600.
In 28 sono arrivati a piedi dal Fadalto, pigliandosi pure la pioggia. I loro zaini sono stati appoggiati vicino all’altare della Madonna per la solenne concelebrazione del pomeriggio, con il vescovo e i parroci.
In corteo, precedendo mons. Andrich, e poi disposti su un lato dell’altare, c’erano anche i sindaci dei cinque Comuni, ognuno col proprio gonfalone, ricevuti dal primo cittadino di Follina, Renzo Tonin, che è rimasto accanto a loro per tutta la celebrazione, pure lui con il gonfalone. Insomma un rito religioso, dalle antiche radici, con una cornice civile, come appunto vuole la storia di tante comunità del Bellunese.
C’era pure il presidente della Comunità montana, Alberto Peterle, ma all’organo, per accompagnare i canti della messa. Suggestivi, appunto, questi pezzi, eseguiti del coro interparrocchiale della Conca, preparati per la circostanza da don Sergio Manfroi, recentemente scomparso. Commosso l’applauso della basilica, che non è riuscita a contenere tutti i presenti, a don Pietro Da Gai, 84 anni, 60 di sacerdozio, che in una breve memoria ha fra l’altro ricordato di aver accompagnato ai 2600 metri del monte Rite l’allora papa Giovanni Paolo II, oggi beato.
A lui è stata consegnata una pergamena-omaggio di papa Francesco. Molto accorato il ripetuto appello del vescovo Andrich a camminare insieme, sotto la guida dello Spirito Santo, «al quale dobbiamo affidarci per tante prove da affrontare nella vita». E tra queste il vescovo ha citato la solitudine (da vincere, per non soccombere, specie in tempi come questi) ed alcune ‘piaghe’ (così le ha definite), come la rigidità di tanti atteggiamenti che possono “raggelare” chi ci sta intorno.
«Preghiamo per la concordia di tutti» ha ancora insistito il presule, invitando ad essere uniti e solidali, in particolare «a convergere per il futuro della Conca dell’Alpago». Un futuro che non può prescindere, secondo mons. Andrich, dal lavoro che dà dignità alla persona e alla famiglia. Una preghiera particolare per i sindaci, i governanti ed i reggitori in genere della cosa pubblica è stata letta, subito dopo l’omelia di Andrich da un vescovo della Vallata. Al termine della solenne concelebrazione, nel chiostro dell’abbazia la banda di Puos d’Alpago ha tenuto un allegro concerto.
Francesco Dal Mas
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








