Circolo “Col Bel”: il virus non ferma la solidarietà

TISER
Un’isola di socialità. Così si potrebbe definire il Circolo Auser “Col Bèl” di Tiser. Un approdo sicuro, garantito, quotidiano verso cui i pochi abitanti rimasti nel mare (diventato proprio per questo sempre più vasto) dell’Alta Valle del Mis indirizzavano le loro prue in cerca (e certi di trovarli) di tesori umani che qui, più che altrove, acquistano valore: una partita a carte giocata o studiata, un’ombra, una o due parole da riprendere semmai il giorno dopo. Da quando la diffusione del Covid-19 ha dettato lo stop agli assembramenti, anche la sede Auser di Tiser, al piano terra delle vecchie scuole elementari del paese, ha chiuso.
Niente più apertura quotidiana, niente cene a tema ogni tre settimane.
«Essendo un circolo di promozione sociale con bar», spiega il presidente Valter Todesco, «ci siamo ovviamente adeguati alle norme stabilite dal decreto governativo».
L’isola apriva ogni giorno alle barche che vi facevano vela partendo da Renon o dai Bitti, ma anche da Rivamonte o da Agordo.
«I nostri volontari», dice Todesco, «aprivano sempre dalle 16 alle 19. 30, compresi sabati e domeniche. Dipendeva dalle giornate, ma una media di sei-sette persone c’erano. Magari non sempre gli stessi, ma alternati. Qualche giorno di più, qualche giorno di meno. Prendiamo sempre il giornale, c’è la televisione, due chiacchiere, “formài e barsóla”. È un servizio che diamo ai nostri associati».
I quali, a fine 2019, erano trecento. Nel 2020, prima dell’emergenza se ne contavano circa 200, ma occorre attendere gli emigranti che sarebbero arrivati per Pasqua e quelli che, lo si spera, torneranno d’estate. «Difficilmente troveranno la festa di San Rocco», dice Todesco, «credo salterà, così come non organizzeremo la festa per gli anziani ultrasettantenni che di solito riuniva una sessantina di persone».
Altrettante erano quelle che ogni tre settimane, di sabato si trovavano in sede per le cene a tema: polenta e baccalà, seppie, trippe e fantasia. Quando si potrà rifarle? Chissà. Ad ogni modo, se ha chiuso i porti di accesso all’isola, il Covid-19 non ha però vietato l’uscita della scialuppa della solidarietà (insita nella natura dei circoli Auser che, tra le altre cose, svolgevano il servizio di accompagnamento alle visite di anziani o ammalati anche non soci del sodalizio).
«Di fronte alle notizie sulla difficile situazione che stanno vivendo le case di riposo», spiega Todesco, « abbiamo donato 500 euro alla Casa di soggiorno di Taibon per le varie necessità: acquisto di mascherine o di gel igienizzante». —
gianni santomaso
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