Ciotti: «Sull’Arcidiaconato il vescovo deve ascoltarci»

pieve di cadore. «Il vescovo di Belluno e Feltre ha invitato i politici ad ascoltare le comunità locali sul tema dei vincoli e delle problematiche relative allo spopolamento della montagna. Allora in qualità di vice presidente del Consiglio pastorale unitario Pieve Pozzale e Perarolo, ma anche come una semplice parrocchiana, chiedo a Sua Eccellenza che ci ascolti riguardo l’Arcidiaconato del Cadore». Sulla polemica relativa all’Arcidiaconato interviene Maria Antonia Ciotti.
Durante la presentazione del convegno del primo marzo, il vescovo era intervenuto sul tema dell’arcidiaconato, spiegando: «Non ho abolito l’arcidiaconato del Cadore, né altri, nemmeno i decanati. Ma certi istituti vanno rivisti alla luce delle nuove esigenze».
La Ciotti contesta queste dichiarazioni: «Sua Eccellenza dice che non lo ha abolito, ma, nella realtà dei fatti, lo ha svuotato completamente dei suoi contenuti pastorali nominando (ed è una sua competenza) vicario foraneo un altro sacerdote e non l’attuale Arcidiacono del cadore Mons. Soravia. A noi cristiani, cattolici che frequentano la chiesa, importa molto di più la “pastora lita” cioè il campo dove agisce il sacerdote anche se l’appartenenza alla Magnifica è comunque un fatto storico di per se notevole. La Chiesa cadorina, Eccellenza, con l’Arcidiaconato è sempre stata la “figlia maggiore di Aquileia”. Nei secoli ci sono stati tanti cambiamenti, la Chiesa è sempre stata innovativa ma da questo a svuotare l’arcidiaconato e che resti solo un aggancio alla Magnifica Comunità c’è una bella differenza! Le persone, i fedeli lo hanno capito ed è per questo che la raccolta firme sta andando avanti. Ci auguriamo che Lei ascolti la comunità».
La nomina da parte della Curia a vicario foraneo del parroco di Cortina, don Ivano Brambilla, che ha sottratto le prerogative millenarie all’arcidiacono del Cadore monsignor Diego Soravia, ha trovato contrari i fedeli oltre che della parrocchia di santa Maria Nascente di Pieve, nella quale ha sede l’arcidiaconato, anche delle altre 32 parrocchie del Cadore, che ritengono incomprensibile e non corretta – secondo gli accordi del 1934 e del 1941 stipulati con il vescovo Catarossi – la decisione del vescovado.
Molti fedeli stanno sottoscrivendo la lettera che sarà inviata al vescovo della diocesi di Belluno -Feltre affinché ritiri la decisione e vengano ripristinate in toto le prerogative che sono state spostate dalla sede di Pieve a Cortina.
Lanciata all’inizio di febbraio, sta raccogliendo molti consensi in tutti i punti di firma distribuiti sul territorio e non solo in quelli religiosi, dov’è stata ormai firmata da alcune centinaia di fedeli. Adesso la sottoscrizione prosegue anche nelle altre parrocchie e i promotori si sono dati tempo fino alla fine del mese di febbraio per tirare le somme e inviarla al destinatario. —
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