Ciotti: il vescovo ha distrutto la nostra storia religiosa

PIEVE DI CADORE
Antonia Ciotti, già sindaco di Pieve di Cadore, torna alla carica. Rivendica l’Arcidiaconato del Cadore, rivolgendosi di nuovo al vescovo Renato Marangoni. Non lo fa con i toni della nostalgica conservatrice della destra cattolica. Lei è sì cattolica, ma popolare. Però in tema di Arcidiaconato, quindi di storia e di tradizione, non accetta la risposta che arriva da Belluno. E cioè che la Chiesa di Belluno Feltre, proprio in questi anni di cammino sinodale, punta a riorganizzarsi, con 6 Convergenze foraniali nelle quali dovranno distribuirsi le 158 parrocchie, tante delle quali saranno aggregate in Collaborazioni pastorali. Aggregate, ma non fuse. L’Arcidiaconato, dunque, è storicamente superato? Non sia mai, asserisce Ciotti.
«Alcuni paesani mi hanno fermato per chiedermi che fine hanno fatto le firme raccolte durante la pandemia per ripristinare l’Arcidiaconato del Cadore. Ho risposto che il vescovo ha fatto la festa all’Arcidiaconato. Non solo: non ha detto verbo sulle firme raccolte portate delicatamente a mano in Vescovado, ma tramite stampa ha indirettamente risposto che sono tradizioni vecchie, o una frase simile, non ricordo esattamente. La prova provata è che proprio nell’insediamento del nuovo parroco di Valle Venas c’era lui, il vicario foraneo di Cortina che dirigeva le danze, e passatemi il termine».
C’era, per la verità, anche l’arcidiacono Diego Soravia, parroco di Pieve di Cadore. E nel sito della diocesi è stato appunto citato come arcidiacono, a dimostrazione che almeno il titolo non è stato cancellato.
Ma Ciotti insiste. «Questo vescovo ha tolto tutte le prerogative ecclesiali al nostro arcidiacono del Cadore al quale rimane il titolo vuoto di ogni contenuto. Trovo la questione a dir poco indecente, non solo per le modalità con le quali si è svolta ma per il menefreghismo di “sua Eccellenza” nei confronti della storia religiosa del Cadore. Non c’è giorno che il nostro Papa Francesco non dica due parole sulla unità della Chiesa, ma questo modo di agire del vescovo di Belluno Feltre è per l’unità? Preghiamo tutti i Santi perché succeda qualcosa di positivo per l’Arcidiaconato del Cadore, gettato via come acqua sporca».
Tanta virulenza verbale ha sorpreso il Centro diocesi, perché la passione della Ciotti è conosciuta ed apprezzata per la sua dedizione alle attività sociali, anche in parrocchia. Si rimanda, dalla Diocesi, a ciò che il vescovo ha detto ancora l’anno scorso. «Non ho abolito l’Arcidiaconato del Cadore, né altri, nemmeno i decanati. Certi istituti vanno invece rivisti alla luce del Concilio Vaticano II. Le intese tra Chiesa e istituzioni vanno riconsiderate alla luce di nuove esigenze».
E, più recentemente, Marangoni aveva precisato: «Sia chiaro che non ho mai voluto cancellare le tradizioni. Ho solo sollecitato, a volte anche con qualche terapia d’urto, il loro aggiornamento perché siano vive e adeguate al giorno d’oggi».
L’attenzione del vescovo alle peculiarità locali della Chiesa è dimostrata peraltro dall’invio in terra fodom di don Constantini, parroco di lingua ladina. —
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