Cava mineraria a Scalon procede l’iter alla Via per ampliare il cantiere

Dante Damin

QUERO VAS

Il progetto di ampliamento della cava mineraria di Scalon compie un nuovo passo avanti nell’istruttoria per la Via, la Valutazione di impatto ambientale. Tenuta la settimana scorsa l’assemblea pubblica prevista dalla normativa, il 30 ottobre sono scaduti i termini per la presentazione di osservazioni. La Telve Rigo, che dal 1997 si occupa degli scavi e dell’estrazione di sali magnesiaci dal posto, attenderà ora che si completi l’iter in Regione.

«Abbiamo fattto richiesta alla Regione» spiega l’amministratore dell’azienda Guido Bonsembiante, «presentando tutta la documentazione affinché le operazioni possano un domani essere svolte in assoluta sicurezza, rispettando le norme e senza incorrere in potenziali rischi».

I pericoli potrebbero riguardare la stabilità idrogeologica, da semplici smottamenti a frane più consistenti, ma la Telve Rigo ha offerto rassicurazioni anche all’amministrazione comunale. «Quando scaviamo», spiega Bonsembiante, «ci dedichiamo in un secondo momento anche all’idrosemina, in modo tale da curare l’ambiente in cui operiamo per evitare frane, non solo dovute al nostro lavoro, ma anche alle piogge e agli eventi atmosferici, i quali risultano ad oggi più pesanti rispetto agli scorsi anni. Altri interventi che faremo anche in questa nuova zona, se la Regione ci confermerà tale possibilità, consisteranno nel convogliare l’acqua dei torrenti direttamente nel Piave. Mettiamo in sicurezza la montagna, che non corre pericoli. E nel momento in cui dobbiamo andare avanti, facciamo di volta in volta richiesta, elaborando un progetto in quella che è già stata stabilita essere una zona mineraria. Non andiamo a toccare aree diverse».

Scalon è una frazione oramai quasi vuota, visto che ci vivono circa cinquanta abitanti; le case sono comunque lontane dalla zona degli scavi. «Siamo in fase di progettazione dell’ampliamento», sottolinea il titolare della Telve Rigo, «ma potrebbero anche volerci anni prima che la Regione ci dia i permessi». —



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