«Caorame, ci vuole il deflusso vitale»

Votato un ordine del giorno per la tutela del torrente
Il torrente Caorame nel tratto vicino alla centrale di Arson
Il torrente Caorame nel tratto vicino alla centrale di Arson
 
FELTRE.
Meglio guardarlo bene, il torrente Caorame, perché una volta chiuso dentro ai tubi con lo scopo di produrre energia elettrica, si rischia di mettere a repentaglio l'ecosistema. Ieri in consiglio comunale è stata accolta dai dubbi della minoranza l'illustrazione del progetto definitivo firmato dal Bim per la centralina idroelettrica alle Busette di Pullir. Per questo il capogruppo del Pd Marcello Malacarne ha presentato un ordine del giorno - approvato all'unanimità - che vincola l'amministrazione a garantire l'assicurazione del reale deflusso minimo vitale e poi un monitoraggio periodico, in particolare nei periodi di magra del Caorame. In più, si aggiunge l'impegno a ottenere i dati dall'Enel sul deflusso minimo vitale all'altezza della briglia di Bordugo, cioè dallo scarico dell'impianto costruito a monte lungo lo stesso torrente che serve a sancire la portata del rilascio.  A non convincere l'opposizione era infatti la mancanza di elementi certi, di fronte al calcolo di 100 metri cubi al secondo contro i 500 indicati dal vecchio progetto di Primiero Energia per la centrale di Salgarda (come ricorda Paolo De Paoli del Gruppo misto). «Quale sarà il reale rilascio certo dell'acqua è il cuore del problema. Va rispettata la naturalità del torrente», ribadisce Malacarne. «E poi nel computo idrico va conteggiato anche il bacino idrografico dello Stien». Così, «una volta captate le acque, il torrente sarà ridotto a un rigagnolo», tuona il consigliere del Pd Luciano Bona. «Ci preoccupa la salvaguardia dell'ambiente in una zona protetta».  Sul tavolo del comune, dopo lo stop al doppio impianto idroelettrico del Caorame, c'è una nuova ipotesi di lavoro, meno impattante. Scartata l'idea di Salgarda, resta solo la turbina alle Busette e sarà diminuita la captazione delle acque. Dalla centrale Enel di Arson saranno prelevati 2.5 metri cubi al secondo (contro i 3.5 della precedente ipotesi), per una resa massima stimata in 1.310 Kw/h, anche se poi la potenza sarà di 987.3 Kw/h, quindi sotto la soglia dei mille che fa perdere il diritto agli incentivi. Con 4.100 metri di condotte larghe 1.4 metri, l'acqua sarà portata alle Busette di Pullir, sfruttando un salto di 70 metri per produrre energia. In ballo c'è un investimento di 9 milioni e 100 mila euro. L'introito annuo sarà di 470 mila euro, da dividere quasi a metà con il comune di Cesiomaggiore, partner nell'iniziativa a cui spetta il 49 per cento. «E' assicurato un maggior rispetto ambientale», dice l'assessore Elio Sacchet. «La valenza paesaggistica è un valore aggiunto del quale si è tenuto conto».  Non i sono dubbi per i tecnici del Bim: «I 2.5 metri cubi d'acqua prelevati garantiscono sia l'esigenza economica (sotto non ci sarebbe grossa redditività) che ambientale. Prevediamo il deflusso minimo in 600 metri cubi». (sco)

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