Cancia, «fu colpa di eventi imprevedibili»

Processo d’appello per la frana. La perizia scagiona i tecnici regionali e punta il dito su chi diede i permessi a costruire

BORCA DI CADORE. I docenti Nicola Casagli (Scieza della terra dell’Università di Firenze) e Stefano Lanzoni (Ingegneria idraulica dell’Università di Padova) hanno depositato la perizia per la frana di Cancia, a causa della quale persero la vita Giovanna Belfi e il figlio Adriano Zanetti. A incaricarli erano stati i giudici della prima sezione penale della Corte d’appello di Venezia, davanti ai quali è in corso il processo per disastro colposo contro i tre tecnici del Genio civile Sandro De Menech (progettista del bacino di contenimento), Ermanno Gaspari e Alvise Lucchetta (responsabili dell'ufficio regionale), del direttore tecnico Antonino Buttacavoli e del capo cantiere Luigi Aciuttio, entrambi della ditta che aveva edificato il bacino.

I due professori scagionano gli imputati, sostenendo che l’evento che ha provocato la frana sull’Antelao, cioè gli scrosci molto forti di pioggia, furono «non usuali e difficilmente ipotizzabili e soprattutto non prevedibili». Aggiungono che «la vasca di accumulo è stata idonea a mitigare l’eventi di colata». Sottolineano, però, che «sarebbe stata necessaria una più corretta gestione urbanistica della zona, con le opportune limitazioni, in modo da garantire una pianificazione del territorio adeguata al rischio idrogeologico estremamente elevato dell’area».

In qualche pagina precedente i docenti Casagli e Lanzoni spiegano che «gli scrosci che si sono susseguiti avevano reso alquanto incerto e quindi arbitrario pronunciarsi sul grado di straordinarietà e di prevedibilità dell’evento meteorico», anche perché l’innesco della frana che ha invaso la casa della madre e del figlio poi deceduti «è legata anche alle condizioni della situazione del terreno».

La prossima udienza sarà il 9 novembre, giorno in cui i due tecnici saranno presenti in aula a Venezia per illustrare la loro perizia, che comunque è già nelle mani dei rappresentanti dell’accusa e della difesa, oltre che dei giudici della Corte. Con tutta evidenza scagiona i tecnici regionali e i responsabili della ditta costruttrice, puntando invece il dito contro la politica urbanistica del Comune di Borca, che avrebbe dovuto imporre limiti alla edificazioni di case sotto il bacino che avrebbe dovuto contenere la colata di fango proveniente dal monte.

Le vicende giudiziarie causate dalla frana sono state lunghe e complesse (i fatti sono del 2009). Ci sono stati più procedimenti, sia per omicidio colposo che per disastro colposo, tutti fino ad ora, comunque, si sono conclusi con assoluzioni. Sul banco degli imputati erano finiti anche il sindaco di Borca di allora, Massimo De Luca, e il tecnico comunale Vanni De Bona, scagionati in primo grado nel 2014 e pochi mesi fa dalla Corte d’appello. A presentare appello contro l’ assoluzione di primo grado era stata la Procura della Repubblica di Belluno.

Giorgio Cecchetti

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