Buco in banca: sentenza a gennaio

Un direttore di Domegge risponde per 900 mila euro e si proclama innocente

DOMEGGE. Licenziato, ma innocente. Almeno a sentire lui. Il direttore della filiale Unicredit di Domegge continua a proclamare la propria innocenza dall’accusa di appropriazione indebita aggravata in due occasioni. Quella del 2007 è prescritta, ma rimane quella del 2009 e ieri pomeriggio si è chiusa la fase istruttoria. Mancano la richiesta di condanna per Piergiorgio Dell’Agostin, del pubblico ministero Rossi, la richiesta di danni dello studio Iovino di Bologna, che rappresenta l’istituto bancario, e l’arringa del difensore Antinucci.

Il buco era stato di 900 mila euro. I primi fatti contestati riguardano il periodo tra il settembre 2007 e l’ottobre 2009. Dell’Agostin avrebbe permesso a una cliente con un conto corrente di operare in rosso fino a più di 900 mila euro, per fare investimenti in derivati, gli strumenti finanziari che derivano il loro valore dall’andamento di azioni, indici, valute o materie prime. Secondo l’accusa, l’uomo concedeva fidi non autorizzati dalla banca, appropriandosi di questi soldi che aveva a disposizione grazie alla sua posizione. Gli altri fatti coprono un anno intero, dal gennaio 2008 al gennaio 2009: avrebbe fatto operazioni non autorizzate di investimento con gli stessi derivati su un conto corrente di suo padre. E si sarebbe appropriato di una somma tra i 350 e i 400 mila euro di Unicredit.

L’udienza si è aperta con la produzione della documentazione sulle verifiche periodiche nelle filiali e questo è un punto a suo favore. Ma il primo dirigente ascoltato non aveva il compito di fare segnalazioni su operazioni considerate a rischio e non esisteva un monitoraggio in tempo reale. Il secondo dirigente è quello che gli ha materialmente consegnato la lettera di allontanamento, dopo averlo sentito: «Il quadro era sufficientemente complicato e preoccupante, il buco consistente». La curiosità del giudice Berletti riguardava il limite di autonomia del direttore di banca e la risposta è stata lapidaria: «Qualche decina di migliaia di euro».

L’ultimissima fase del processo è in calendario per il 31 gennaio, alle 11.30. (g.s.)

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