Bretelle Lasche prima di sera per ricordare Mirco Gaio

Lo scenografo storico della Compagnia è scomparso quattro anni fa Da Pasqua a fine mese su Facebook gli attori gli dedicano una poesia o un testo

belluno

È iniziato nel giorno di Pasqua, l’appuntamento che “Bretelle Lasche” ha fissato con gli attori della Compagnia, con gli amici e il vasto pubblico che da quasi quarant’anni la segue e l’applaude. Si chiama “Prima di sera”, un’espressione che evoca un momento di pausa, di riflessione, di abbandono, di attesa, di ascolto di sé e degli altri. Perché, ogni giorno, fino alla fine del mese, prima che il sole tramonti, un’attrice, un attore, un’amica o un amico delle “Bretelle”, alle 18, ci aspettano su Facebook per regalarci un brano, una poesia, un pensiero dedicato a Mirco Gaio, scenografo storico della Compagnia, scomparso quattro anni fa.

«Era prima di tutto un amico, che, in questo particolare momento, entra a far parte delle persone care che non si possono toccare, abbracciare, vedere ma che, proprio per questo, sentiamo ancor più vicine». Queste le parole di Lorena capofila di una passeggiata, di un percorso che, in venti tappe, sta facendo ricordare “Il sorriso dietro la scena”. Era questo il titolo della mostra a lui dedicata, a un anno dalla sua scomparsa, attraverso l’esposizione delle sue scenografie: “Pezzi di cuore e di vita dedicati alle Bretelle Lasche, come solo lui sapeva fare”.

Una sorridente presenza tanto silenziosa quanto sapiente nell’ideare e costruire gli arredi per ogni commedia. Lavorava sempre con un occhio teso all’originalità, un altro al riutilizzo, alla possibilità che le scene potessero adattarsi a spazi diversi, anche i più ridotti. Mirco, inoltre, recuperava le scenografie, le smontava, le ridisegnava e le ricostruiva per altri spettacoli. L’allestimento più poetico e particolare l’ha avuto la tragedia “Le Testimoni”: il trono di Ecuba era un gigantesco tronco con radici incastonate nei sassi provenienti dal Piave, il piedestallo di Elena era quel che restava di un albero trascinato dalla corrente sul greto del fiume, il carro di Andromaca era fatto di rami.

«Non è stato possibile esporre tutto questo nella mostra – ha concluso l’attrice – perché Mirco aveva riportato ogni cosa dove l’aveva raccolta». Non è mai stato sulla scena o davanti ad essa, ma sempre dietro: lontano dagli applausi, riservato e sorridente, ridanciano e ironico, poetico e geniale, pratico e presente dal 1989: sempre Gli spettacoli a lui dedicati si erano sempre trasformati in gesti di solidarietà: ricordiamo il giovane Daniel che, grazie all’aiuto ricevuto, può continuare il suo percorso di cura, e attualmente, l’associazione ha donato all’Usl Dolomiti Belluno quanto ha potuto. A causa della pandemia, quest’anno è saltato l’appuntamento a Teatro, ma l’incontro virtuale sta raggiungendo le tante persone che hanno conosciuto Mirco e le “Bretelle”. Puntuale a Pasquetta, la finestra di “Prima di sera” si è aperta a casa di un altro attore delle Bretelle: Michele che ha rievocato uno spettacolo del decennale di “Leggerelesere”: «Al termine della serata – ricorda – durante le operazioni di smontaggio incrociai Mirco che voleva dirmi qualcosa a proposito del pezzo, ma venivamo continuamente interrotti, e il tutto si risolse con una stretta di approvazione sulla spalla e l’immancabile sorriso suo. Ora pensando al suo sorriso, gli dedico il pezzo di allora, “Sogno in due tempi” di Giorgio Gaber e lo rifaccio, con l’idea di risentire ancora quella stretta sulla spalla». —

Lina beltrame

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