Botte in carcere nell’ora d’aria
BELLUNO. Sediate sulla schiena e spunta anche una lametta. La rissa multietnica del 30 maggio 2012 nel carcere di Baldenich poteva anche finire in un bagno di sangue. Il macedone Imet Mismi, l’albanese Arvenal Pashaj (entrambi risultano espulsi dal territorio italiano) e i marocchini Mohamed Abidi e Mohamed Haad sono a processo per rissa aggravata e danneggiamento. Abidi anche per tentate lesioni personali aggravate, perché è proprio lui che a un certo punto ha estratto dalla bocca la lama, che solitamente usava per radersi, cercando di sfregiare Pashaj.
Il tafferuglio è avvenuto nel cortile passeggi della casa circondariale, insomma durante l’ora d’aria. I quattro non erano ospiti della stessa cella. Non si sa ancora per quale motivo di preciso, ma balcanici e maghrebini cominciano a picchiarsi. Volano spintoni e pugni, ma non bastano, a un certo punto vengono usate alcune sedie e un tavolino in plastica di proprietà dell’amministrazione carceraria. Sono i due africani a prenderne di più e a dover ricorrere alle cure dell’infermeria per ematomi, escoriazioni e abrasioni al viso, al collo e a braccia e gambe. Hanno cercato di difendersi in tutte le maniere. Addirittura, a un certo punto del parapiglia succede come in qualche film: Abidi ha in bocca quella lametta e la tira fuori, cercando di ferire l’albanese, che ce l’ha con lui. Non ci riesce e, quindi, il reato è soltanto tentato. Gli agenti della polizia penitenziaria hanno provato a mettere pace, ma intanto le botte si sono sprecate.
I detenuti possono radersi, ma la lametta da barba ci mette poco a diventare un’arma impropria. I due balcanici sono difesi da Tullio Tandura, mentre i marocchini da Enrico Gandin. Nessuno dei quattro imputati si è presentato in tribunale. Tra l’altro, Haad non ha indicato alcun domicilio, dal momento che risulta senza fissa dimora, tanto meno si è attrezzato con un avvocato di fiducia, di conseguenza potrebbe anche non essere a conoscenza del processo a suo carico in corso.
Il giudice Coniglio ha disposto nuove ricerche per lui e rinviato al 10 novembre dell’anno prossimo, naturalmente sospendendo i termini della prescrizione. Fermi più di un anno, ma i reati non decadono, anche perché hanno giù una certa età.
Gigi Sosso
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