Biblioteca e archivio storico nella ristrutturata Casa Facen

Il museo etnografico non sarà fatto perché la ristrutturazione dell’ex macello comunale è stata stralciata dal progetto, e casa Facen non diventerà museo archeologico, bensì nuova sede di biblioteca e archivio storico. Reperti e manufatti archeologici ed etnografici troveranno collocazione in uno spazio messo a disposizione del Comune, condiviso con la Pro loco che è in attesa di nuova sede.
È questa la decisione della giunta di Loris Maccagnan che ha modificato il progetto del 2018 finanziato dal fondi Comuni di Confine, fondamentalmente per due motivi, come si evidenzia nella proposta di deliberazione dell’esecutivo, ossia un aumento della volumetria dello stabile ex macello «che richiede una variante urbanistica dall’esito incerto». E il fatto che «l’ampliamento dello stabile richiede degli accordi con i proprietari dell’area attigua in quanto non sarebbe rispettata la distanza della costruzione dai confini».
Sullo sfondo del progetto 2018 denominato «realizzazione museo civico di Lamon» che avrebbe previsto due siti museali, quello etnografico all’ex macello e quello archeologico al primo piano e sottotetto di Casa Facen, grava peraltro un’ipoteca: la difficoltà di approvvigionamento delle materie prime con il significativo mutamento delle condizioni di mercato riguardanti acciaio, cemento, prodotti petroliferi e altro materiale per l’edilizia.
E poi l’ente «non si trova nella possibilità economica e finanziaria di assicurare l’apertura di due distinte sedi museali». Tenuto conto che «è indispensabile una razionalizzazione generale del patrimonio locale destinato a scopi culturali», si evidenzia nella proposta di delibera, e che «le sedi attuali della biblioteca e della Pro loco risultano non adeguate alle esigenze», si arriva alla scelta: per lo stesso importo, 1 milione 23 mila euro circa, si darà nuova sede alla biblioteca a casa Facen, l’ex macello comunale non sarà ristrutturato per individuare piuttosto uno stabile in zona centrale al paese da destinare, oltre che all’allestimento e all’esposizione di reperti, anche all’associazione Pro loco.
Tutto questo in linea con due principi, quello di sfruttare l’esistente «perché le somme previste nel quadro economico dell’intervento non sono sufficienti a realizzare quanto precedentemente stabilito», tenuto conto di un prezziario in aumento per quanto riguarda la materia prima. E perché la progettazione deve assicurare la «fruibilità massima da parte della popolazione».
Insomma, la giunta Maccagnan modifica in maniera significativa ciò che aveva deciso l’amministrazione precedente presieduta da Ornella Noventa, che tramite Unione montana feltrina con la procedura dell’affidamento aveva assegnato l’incarico per la progettazione definitivo-esecutiva a un professionista, Marino Baldin, l’architetto che ha curato anche l’allestimento del Muvar di Sorriva.
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