Belluno, spariti denaro e beni di tre aziende fallite: indagini della Finanza

Quattro milioni di euro di beni distratti: difficile la ricostruzione della Tenenza di Auronzo. Tre soggetti denunciati per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio. Coinvolto anche un ente

Cristina Contento
Indagine della finanza sui fallimenti di alcune aziende
Indagine della finanza sui fallimenti di alcune aziende

Bancarotta fraudolenta  autoriciclaggo: la Finanza scava nei fallimenti di tre aziende e scopre distrazioni di beni per quattro milioni. Tre persone denunciate insieme a una persona giuridica.

Le indagini coordinate dalla procura della Repubblica di Belluno sono state portate avanti dalla tenenza Gdf di Auronzo e hanno permesso di capire distrazioni di beni e di risorse aziendali, nel complesso, per circa 4 milioni di euro. Per scovare le cause dei fallimenti, i finanzieri hanno approfondito oltre 50 rapporti bancari tra mutui, conti correnti e linee di credito, ricostruendo ed analizzando complesse vicende gestionali e societarie legate alle tre attività del settore alberghiero e della ristorazione per le quali il Tribunale di Belluno ha emesso sentenza di fallimento nel 2024.Due anni di indagini rese difficili anche dalla  presunta distruzione della documentazione amministrativo-contabile delle aziende fallite su un arco temporale di circa 20 anni di attività.

L’analisi  dei flussi finanziari delle imprese coinvolte ha permesso di rilevare che gli amministratori delle fallite avevano dilapidato i patrimoni aziendali, distraendone gli asset immobiliari e finanziari mediante false rappresentazioni contabili, condotte di evasione fiscale e

fraudolente operazioni straordinarie.Sotto la lente sono così finiti operazioni come il trasferimento di ingenti somme di denaro in favore di un altro soggetto economico amministrato dalla stessa persona per evitarne ma senza successo, il fallimento; cospicui versamenti di  contante effettuati dal titolare di una delle fallite sui propri conti

correnti personali: la ricostruzione della reale dimensione economica dell’impresa ha permesso infatti di ricondurre le operazioni bancarie investigate a “ricavi in nero” afferenti alla gestione

aziendale. Infine anche un contratto d’affitto di ramo d’azienda di cui è stata accertata la natura fraudolenta: secondo i finanzieri era realizzato allo scopo di non soddisfare le pregresse pretese creditorie, considerato che non sarebbe stato possibile proseguire l’attività alberghiera.

L’indagine ha accertato che debiti erariali non pagati, unti allo lo svuotamento delle casse aziendali ed alla drastica riduzione del patrimonio immobiliare, hanno determinato crisi economico finanziarie dalle quali è risultato impossibile uscire per i coinvolti, culminate con le rispettive dichiarazioni di liquidazione giudiziale.

Alle ipotesi penali si aggiunge la segnalazione, alla direzione provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Belluno, di proventi illeciti da sottoporre a tassazione per 180 mila euro.

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