Belluno, si profila un Padrin ter per la presidenza della Provincia. Ma c’è l’incognita del Pd
Il presidente è scaduto il 19 dicembre, entro il 7 febbraio vanno indette le elezioni. I partiti di centrodestra e i civici al lavoro per correre uniti (e per la continuità)

Telefonate, incontri più o meno ufficiali: sono iniziate le manovre in vista delle elezioni provinciali. Il mandato del presidente è già scaduto, il consiglio rimarrà in carica fino a metà marzo. Il che significa che l’intera squadra che guida Palazzo Piloni va rinnovata.
Salvo deroghe (come quella chiesta dall’Upi per votare a ottobre), che al momento non appaiono all’orizzonte, sindaci e consiglieri devono scegliere il nuovo presidente della Provincia entro il 19 marzo.
Lo scenario che si sta facendo largo è quello di un accorpamento delle elezioni, unendo anche quelle per il consiglio: tutti i segretari dei partiti sono d’accordo su questa opzione. Votando fra il 17 e il 19 marzo i consiglieri non dovrebbero dimettersi.
Il lavoro, sottotraccia, per definire lo scacchiere è iniziato. Padrin ha già incontrato il segretario regionale di Fratelli d’Italia Luca De Carlo e ha avuto una chiacchierata con il segretario provinciale della Lega Andrea De Bernardin. Lo scenario che si profila è quello di un candidato unitario, sostenuto però solo dal centrodestra.
Il Partito Democratico attende la proposta del centrodestra «che ha la maggioranza in Provincia», premette il segretario provinciale dem Alessandro Del Bianco. «Se il candidato sarà Padrin ne prenderemo atto. A quel punto sarà chiaro che è l’uomo del centrodestra. Ma il Partito Democratico non lo sosterrà».
Avvenne quattro anni fa: nel 2021 Padrin era collegato ad una lista di consiglieri di centrosinistra. Nel 2022 il quadro politico è cambiato, con lo spostamento di Belluno e Feltre, e nel 2024 di Sedico e Ponte nelle Alpi, a destra.
E le elezioni per il consiglio provinciale due anni fa sono andate di conseguenza: oggi Padrin governa con una maggioranza che è di centrodestra, con il Pd all’opposizione con la lista Futura centrosinistra bellunese. Quello che si profila, quindi, non è un candidato unitario. Ma un unico candidato, di uno schieramento.
Il Pd, per parte sua, non ha ancora deciso se schierare uno sfidante. «Visto come funziona l’elezione con la legge Delrio, sappiamo già che il prossimo presidente sarà di centrodestra», continua Del Bianco. I voti pesanti sono nei Comuni guidati da queste forze politiche. Inoltre lo sfidante non entrerebbe in consiglio (non funziona come con le elezioni comunali, ndr). Ma stiamo comunque valutando, non è detto che non metteremo in campo un nostro candidato».
Di sicuro il Pd intende rilanciare l’esperienza della lista Futura. E se non farà un numero di consiglieri sufficiente per avere la maggioranza - va ricordato che i Comuni più grossi sono in mano al centrodestra - resterà all’opposizione. «Linea confermata», sentenzia Del Bianco.
E il centrodestra? Altri candidati alla presidenza all’orizzonte non se ne vedono. Non ne ha - al momento almeno - Fratelli d’Italia, che avrebbe puntato su Silvia Calligaro se non fosse andata in Regione. La Lega ha un uomo forte in Marco Staunovo Polacco, che però è presidente del Consorzio Bim, rieletto di recente.
Si faceva il nome di Bruno Zanolla, che avrebbe però cordialmente declinato preferendo rimanere dov’è (sindaco di Setteville). Forza Italia avrebbe Alberto Peterle, sindaco di Alpago.
Il ragionamento che sta muovendo tutti i segretari è teso all’unità. «Portiamo avanti una candidatura condivisa», dice infatti Dario Scopel (Forza Italia). Ad Andrea De Bernardin non dispiacerebbe avere un candidato della Lega, ma precisa anche che «i rapporti con Padrin sono assolutamente buoni» e che «in ogni caso è prematuro fare dei nomi oggi, bisogna parlarne, fare degli accordi».
De Carlo non ci gira troppo attorno: «Bisogna tornare il prima possibile a una Provincia elettiva, ma in questa fase di transizione serve compattezza e non piantare bandierine».
Il coordinatore veneto di FdI si augura «che si trovi la quadra su una figura unitaria» e «non escludo si possa dare continuità. Padrin in questi anni ha saputo rappresentare la provincia e tenerla unita, e negli ultimi due anni è stato coadiuvato da una vicepresidente che ha portato concretezza e operatività».
Azione sta alla finestra in questa fase, mentre i civici si stanno muovendo. La lista Obiettivo Provincia aveva portato in consiglio due consigliere, Matilde Vieceli e Vanessa De Francesch. «Hanno lavorato e stanno lavorando molto bene», afferma Carlo Zanella, sindaco di Cesiomaggiore che coordinò la creazione della lista.
«Credo sia giusto ripresentarci per le elezioni del consiglio, per dare voce a tutti quegli amministratori che non si sentono rappresentati da uno schieramento o dall’altro. In questi due anni siamo stati di appoggio al presidente e la nostra volontà è che si arrivi a un candidato presidente condiviso». Difficile emerga un nome, dalle fila civiche.
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