La grande festa degli ex alunni per il prof che compie 80 anni: «È stato il nostro maestro di vita»
Un centinaio di allievi tornati a Belluno anche dall’estero per l’80° compleanno a sorpresa del professor Enzo Riccobaldi

Per un attimo è sembrato davvero di assistere a una scena dantesca. Le porte si sono aperte e il professor Enzo Riccobaldi si è trovato davanti oltre novanta ex allievi arrivati da ogni parte d’Italia e dall’estero.
Dopo un istante di stupore, ha imposto teatralmente le mani sui presenti commentando con il sorriso di sempre: «Non sono particolarmente attratto dalla mistica, lo sapete, ma vedendovi qui mi viene da pensare che una forma di Paradiso esista».
Era la festa a sorpresa per i suoi ottant’anni. Ma, a giudicare dall’emozione che ha attraversato la sala, è stata soprattutto la celebrazione di un’eredità umana e culturale che continua a vivere nelle vite di chi lo ha avuto come insegnante.

Ligure di Manarola, arrivato a Belluno fresco di laurea in lettere all’Università di Bologna, dal 1971 alla pensione ha insegnato lettere in vari istituti cittadini; al liceo classico, all’Itis e all’istituto magistrale e, infine, per tre decadi al liceo scientifico. «Vi ringrazio per come mi avete amato, come persona, amico e insegnante», ha detto.
Riccobaldi ha inciso sulla vita personale e professionale dei suoi allievi come pochi altri. Francesco Feltrin, ex allievo residente nel Regno Unito e co-organizzatore della serata, lodandone lo stile didattico, ammette: «Riccobaldi è rimasto nel cuore dei più anche grazie alla sua profonda sensibilità, gentilezza e non comune empatia».
Anche gli alunni che, impegnati in una carriera accademica in Italia e all’estero, frequentano intellettuali comunque molto preparati, confermano: è stato un docente ineguagliabile, per cultura e capacità.
«Una di quelle persone che ti salvano la vita, verso cui abbiamo un debito perlomeno culturale e che incarna perfettamente quel binomio humanitas et universitas, di cui parla il linguista danese Louis Hjelmslev, che tutti noi conosciamo grazie a lui», sentenzia Francesco Vascellari, l’altro co-organizzatore, oggi insegnante.
La segretezza dell’evento, mantenuta grazie alla complicità della moglie Gabriella e delle figlie Margherita, Costanza e Arianna, ha amplificato l’emozione. Anche nei presenti, diplomati tra il 1977 e il 2009, accorsi tramite passaparola, molti occhi lucidi.

C’è chi snocciola aneddoti, chi fatica a condensare la riconoscenza in due parole: «Siamo consapevoli della grande fortuna avuta», dice Arturo, classe 1956, allievo della prima ora, fin dalle scuole medie di Forno di Zoldo, dove Riccobaldi giovinetto ha insegnato per due anni prima della laurea, e poi alle scuole magistrali: «Una persona indimenticabile. Ha ispirato le mie convinzioni politiche e sociali più radicate».
Nessun amarcord, solo massime e aneddoti: «Per me, fondamentale è stata: “Suonate su più tastiere”. Oppure: “Se qualcuno ha dei pruriti autoritari, si gratti”. Un maestro, il nostro attimo fuggente» ricorda Giulio, fotografo ufficiale del “RiccobalDay”.
Del suo prof ha parlato a tutti, ma si rammarica di non avergli mai detto certe cose di persona: «In un mondo di gente che si vanta di pensare con la propria testa, lui ci ha insegnato con la pratica a farlo. Lo spirito critico lo abbiamo imparato vedendolo in azione. Ci invitava a uscire dall’aula liberamente, Ne trarrò delle conclusioni sul mio insegnamento, diceva. Così, chi finiva per mettersi in discussione eravamo noi».
Con ostinata perseveranza, ha mostrato a generazioni di bellunesi che la critica letteraria non è diversa dalla vita: così come un’opera di Dante o di Leopardi si può leggere in molti modi, a seconda dello schema interpretativo, analogamente occorre riconoscere che fatti, eventi e persone non si danno mai al di fuori di un’interpretazione.
Un maestro di vita anche per Paolo, classe 1985, che ricorda la massima “I voti passano le teste restano”. «Un invito a guardare all’individuo e a non definirlo per quello che fa». Con benevolenza: «Un giorno consegnai un compito in bianco» ricorda uno dei bravi, Nicola, classe 1971. «L’indomani mi restituì il foglio, dicendomi di provare a scriverlo a casa. Ha lasciato il segno».

Elena, cinquant’anni, non ha dubbi: «Con il suo rigore intellettuale, accompagnato da profonda umanità e dolcezza, mi ha trasmesso l’amore per la cultura e la ricerca, il desiderio di andare oltre, di esplorare le nostre potenzialità, pur nella consapevolezza dei limiti dell’essere umano. Un altro suo insegnamento profondo è stato il senso di fratellanza, l’impegno a non pensare e agire egoisticamente, ma in “social catena” »
Presenti alla festa anche alcune allieve che tra poco festeggeranno il mezzo secolo dal diploma: «Il professore attese l’assenza di una nostra compagna per spiegarci le differenze di valutazione, che noi contestavamo, all’interno della classe. Era la nostra prima vera esperienza di democrazia», ricorda Loredana. «Feci mio il senso di giustizia che ne ricavai e che mi ha accompagnato in tutte le scelte private e collettive della vita».
Le fa eco Manuela: «Ricordo la sua prima lezione: esordì chiedendoci i nostri nomi e promettendoci che avrebbe usato sempre quelli. Era una piccola rivoluzione. Vissi questa cosa come la valorizzazione della mia identità. A lui devo l’inizio della mia formazione culturale e politica. Durante i miei anni di insegnamento ho sempre portato con me il suo esempio».
Nell’ex cantina del Granaio di Villa Buzzati, appena ristrutturata da Valentina Morassutti, la serata è iniziata con il Concerto per pianoforte in Mi bemolle maggiore, K 271 e Porgi, amor cavatina da Le nozze di Figaro da Wolfgang Amadeus Mozart.
«Come ci diceva sempre Riccobaldi», dicono gli allievi, «la vita è troppo breve per ascoltare canzonette». Questo spirito entusiasta e multidisciplinare è riuscito a impedire nei suoi allievi lo spegnimento di quel piacere innato, la divina voluptas di lucreziana memoria, che deriva dalla scoperta del mondo e di sé e dall’uso della ragione. Prima di andare, tra le lucciole di Villa Buzzati e sotto una volta stellata, ha sussurrato: «A proposito del Paradiso, stasera, quello che ho provato io.. neanche Dante».
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