Barman di Belluno bloccato in Messico dal Coronavirus: «Coprifuoco dalle 20»

Il sovramontino adesso vive in un ostello di Playa del Carmen: «Esco solo per la spesa e con la mascherina». Voli annullati

BELLUNO. Tre voli cancellati ed opzioni improbabili offerte dall’ambasciata. Stefano Antoniol è bloccato in Messico in un ostello di Playa del Carmen, ad una sessantina di chilometri dalla località turistica di Cancún.

Vede la spiaggia dal terrazzo, ma può uscire di casa solo per lo stretto necessario e rigorosamente munito di mascherina. Il sovramontino racconta di non passarsela male, però voleva testimoniare le difficoltà riscontrate da centinaia di connazionali impossibilitati a rientrare in Italia.

Ci racconti un po’ la sua avventura messicana.

«Io sono barman, con grande passione nei confronti dei distillati. Grazie a contatti con delle aziende, ho avuto l’opportunità di trascorrere alcuni mesi in Messico a studiare la produzione del Mescal. Si tratta di un parente della Tequila, prodotto con la parte centrale dell’agave e molto diffuso nella zona di Oaxaca. Mi trovo qui oltreoceano da fine novembre, nel frattempo ho visitato parecchie aziende famigliari, stringendo numerose amicizie».

Tutto bene dunque. Poi è arrivato il Coronavirus.

«Più che altro qui in Messico nessuno mostrava qualsivoglia forma di preoccupazione. Sino a metà marzo la vita proseguiva normalmente, anzi qualcuno scherzava con il sottoscritto, essendo io italiano. Abbastanza improvvisamente, considerata probabilmente la vicinanza con gli Usa, è iniziato il lockdown».

Come in Italia?

«All’incirca sì. Forse la differenza sta solo nei controlli, molto più rigidi. Alle ore 20 scatta il coprifuoco e chi è fuori senza motivo, viene arrestato. I primi giorni di chiusura era inoltre assai presidiata dalle forze dell’ordine la spiaggia vicino alla quale mi trovo».

Come mai non è rimasto nell’Oaxaca? «Perché Playa del Carmen era un ottimo punto di appoggio per raggiungere l’aeroporto di Cancún. Un amico mi ha messo a disposizione l’ostello che gestisce. In pratica vivo da solo, considerata la chiusura delle strutture ricettive. L’unica altra persona presente è un addetto alla sicurezza. Non mi manca nulla, esco solo per la spesa».

Ha accennato all’aeroporto.

«Tre biglietti comprati e altrettanti voli annullati. Il primo, quello originario di partenza, era in programma il 25 aprile. Cancellato. Allora contatto subito la Farnesina, l’Unità di crisi, l’ambasciata. Tento di anticipare al 6 aprile. Niente da fare, altro volo soppresso. Nel frattempo la stessa ambasciata mi propone il ritorno con la compagnia Neos, che effettua la tratta Milano - Cancún. Costo previsto? 800 euro, mentre tramite la stessa compagnia, dirottata per l'occasione a Buenos Aires, gli italiani di rientro dall’Argentina hanno pagato solo le tasse aeroportuali. Tento un altro viaggio il 4 maggio, niente da fare. Sino al primo giugno non si vola. Preferisco non prendere in considerazione l’ipotesi Messico - New York e New York - Roma. Non tanto per i 1200 euro chiesti da Alitalia, quanto perché la situazione nella Grande Mela è ben nota a tutti. Ad ogni modo io sono portavoce delle esigenze di altri italiani. Ci sono famiglie con bambini che sono nei pochi alberghi aperti, stanno spendendo una fortuna e hanno esigenze lavorative di rientro. I voli costano uno sproposito. Io poi so bene la lingua, ma gli altri?».

Suo fratello Enrico è anch’egli in Messico, giusto?

«A Tulum, 60 km da qui. Lui stava regolarizzando la propria posizione, intendeva trovare un lavoro e stabilirsi. Però vorrebbe tornare in Italia con me, quindi come me sperava di rientrare il 4. Invece niente da fare». —
 

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