Bando Borghi, l’indagine è a una svolta: «Costretti a restituire 480 mila euro»

Il commissario Antonio Russo spiega cosa è successo negli ultimi mesi e le difficoltà affrontate dal Comune

Alessandra Segafreddo

Che fine ha fatto l’inchiesta sul Bando Borghi a Cibiana? È questa la domanda ricorrente nel paese dei murales e non solo. Secondo quanto trapela, nelle ultime settimane l’indagine avrebbe registrato alcuni sviluppi significativi. L’inchiesta della Procura di Belluno, portata avanti per mesi anche attraverso numerose visite della Guardia di Finanza in municipio, trattandosi di fondi europei è di competenza dell’Eppo, la Procura europea con sede a Venezia.

L’inchiesta si riferisce, infatti, al Bando per il quale il Comune aveva ottenuto dal Ministero della cultura un milione e 600 mila euro da investire in vari progetti, tramite il Piano nazionale di ripresa e resilienza che è finanziato dall’Unione europea. Sull’inchiesta, tuttavia, vige il massimo riserbo: per comprendere i prossimi sviluppi sarà necessario attendere il lavoro degli inquirenti.
I progetti del Bando Borghi presero avvio con l’amministrazione di Mattia Gosetti che aveva avviato l’iter per ottenere i contributi. Nel 2024 Gosetti si ripresentò alle elezioni per portare avanti i progetti, ma i cittadini scelsero di non voltarlo e vinse a sorpresa la lista “civetta” guidata da Sandro Gerardi, veneziano con casa a Cibiana. L’esperienza amministrativa di Gerardi durò poco ed a marzo del 2025 si dimise, con altri 6 consiglieri e il comune fu commissariato. Oggi è ancora guidato dal vice prefetto Antonio Russo.
Al commissario straordinario chiediamo che fine ha fatto il Bando Borghi finanziato dal Pnrr?

«Abbiamo dovuto restituire, non senza difficoltà, i 480 mila euro che il Comune aveva ottenuto dal Ministero come prima tranche per la progettazione e abbiamo così chiuso la partita. Per come era stato portato avanti l’iniziativa del Bando Borghi non poteva proseguire e così la abbiamo chiusa. Nei progetti vi erano varie anomalie e abbiamo informato il Ministero della cultura».

Ma nel mentre è stata aperta un’indagine?

«Sì, c’è un’indagine che sicuramente è capillare e minuziosa. La Guardia di Finanza è venuta in Comune quasi settimanalmente per parecchi mesi a prelevare carte, fotocopie, mail, documenti. È stato fatto un lavoro accurato di ricerca, ma poi chiaramente essendoci un’indagine in corso io ne so quanto lei. Come funzionario pubblico ho consegnato tutti i documenti che ci hanno chiesto e come rappresentante del Comune ho chiuso questa partita che non poteva proseguire».

Sembra ci sia anche un’indagine della Corte dei conti in corso?

«Non mi posso esprimere in merito. Non mi metta in difficoltà. Posso dire che con i dipendenti comunali, che ringrazio per l’impegno, abbiamo avviato un lavoro importante per dare ordine ai bilanci e recuperare somme dovute. Abbiamo controllato le entrate delle centraline. Abbiamo anche avviato una ricognizione sui versamenti dell’Imu, sui canoni di concessione non pagati, su contratti relativi a servizi o locazioni e affittii non versati».

Ma come mai non venivano pagati affitti o altro?

«Bella domanda. Non saprei dirle. Noi abbiamo recuperato una parte dei canoni e stiamo lavorando per altri. I soldi introitati li abbiamo investiti per i lavori che stiamo completando al parco giochi, dove abbiamo sistemato tutta l’area con 40 mila euro di investimento. Altri 30 mila euro li investiremo per sistemare la pavimentazione al cimitero e le scalinate rotte e abbiamo riparato con 7 mila euro i vasconi dell’acqua al rifugio del monte Rite. A breve apriremo poi il bando per la gestione del rifugio. Non senza difficoltà, andiamo avanti a lavorare. Delle altre faccende si occuperà chi di dovere»

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