«Volevano avvelenarmi con il cianuro»: ecco perché Gasperin ha colpito il vicino con le 24 forbiciate

L’aggressione di Sopracroda, la sorella dell'imputata ha deposto in tribunale. Il medico legale Cirnelli ha escluso l'utilizzo della statuetta votiva

Gigi Sosso
L’avvocato Massimo Montino che difende Ornella Gasperin
L’avvocato Massimo Montino che difende Ornella Gasperin

Manca poco che ammazza il vicino a forbiciate. Ornella Gasperin, imputata del tentato omicidio dell’amico Giovanni Casol, non ha rivelato personalmente il movente dell’aggressione della mattina del 13 febbraio dell’anno scorso, a Sopracroda, ma è chiaramente emerso durante la deposizione della sorella: «Volevano uccidermi con il cianuro» le avrebbe confidato, nell’immediatezza dei fatti. La testimone è colei che ha chiamato la polizia, dopo aver saputo dalla madre che Ornella aveva picchiato Giovanni.

L’uomo era «pieno di sangue in faccia» e su questo non ci sono discussioni da fare, la novità è che, secondo il medico legale Antonello Cirnelli, non sarebbe stato colpito anche con una statuetta votiva della Madonna, come avevano sostenuto gli agenti del Gabinetto interregionale della Polizia scientifica di Padova, nell’udienza di gennaio.

La consulenza Cirnelli

La Procura di Belluno aveva commissionato una visita medico - legale, per capire se era sostenibile l’ipotesi di reato di tentato omicidio. Il dottor Antonello Cirnelli l’ha illustrata in aula, con l’aiuto delle fotografie. Casol (parte civile con l’avvocato Liuba D’Agostini) ha sofferto complessivamente 24 lesioni, frontalmente e dall’alto: lacerazioni all’interno del labbro inferiore, alla palpebra inferiore sinistra, alla tempia sinistra, sulla parte superiore della testa e sul dorso della mano sinistra.

Quelle sul capo non sono molto profonde, ma avrebbero potuto scatenare un’emorragia cerebrale, anche se non c’è mai stato un oggettivo pericolo di vita, tenuto conto del fatto che al Pronto soccorso del San Martino il paziente è stato valutato in codice verde e ha avuto 30 giorni di prognosi.

Tuttavia è anche vero che c’è stato un tentativo di soffocamento con una felpa. Tutte le ferite sono state provocate con una forbice lunga 13 centimetri con una punta e due lame. Non è stata presa in considerazione la statuetta, che pure è stata trovata sporca di sangue nel corridoio, semmai ci possono essere stati dei pugni.

Niente esame imputata

Il collegio formato dai giudici togati Ferrari, Montalto e Cavalli ha chiesto a Gasperin, se volesse sottoporsi all’esame oppure fare delle dichiarazioni spontanee, ma la donna ha declinato. I difensori Massimo Montino e Antonio Prade non hanno potuto nominare un loro consulente di parte e il loro lavoro non è per nulla semplice, fra l’altro in un caso di tentato omicidio.

Le rivelazioni della teste

La sorella di Gasperin ha reso pubblico il movente dell’aggressione, aggiungendo che l’imputata aveva problemi di alcolismo e soffriva anche di allucinazioni e pensieri ossessivi. Ha lavorato fino a 25 anni e viveva a carico della madre, che tutti i giorni ospitava a pranzo anche Casol. È capitato che girasse per Sopracroda di notte, insultando e minacciando i vicini e tutto questo sarebbe iniziato, quando è morto il padre. Montino vorrebbe risentire il professor Renato Ariatti sui problemi psichiatrici e, per questo e discussione, il Tribunale ha fissato l’udienza del 12 maggio. 

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