Ausilii, sempre più complicato ottenere il via libera per l’uso

La denuncia di un medico di base del Cadore, Enzo Bozza  «Con l’introduzione delle nuove regole regionali è troppo  tortuoso avere un presidio»

BELLUNO. Vita dura per chi è disabile e necessita di un ausilio come una carrozzina o altro. Questi, infatti, dal marzo scorso, devono avere in mano la prescrizione ottenuta dopo una visita dallo specialista. A denunciare la situazione è il medico di famiglia, Enzo Bozza che opera nel Cadore.

«Prima della dgr 330 del 26 marzo 2019 ogni specialista poteva prescrivere qualsiasi tipologia di ausili al paziente», spiega il medico, «ora la Regione ha stabilito per ogni tipologia di protesi quali specialisti li possono prescrivere. Particolare attenzione è stata data ai medici fisiatri. Anche per quanto riguarda l’Usl 1 la richiesta di ausilio è sempre partita dal medico di medicina generale per essere poi confermata dal medico specialista e autorizzata dal distretto. Ora il percorso sarà il medesimo, bisognerà sempre recarsi dal proprio medico curante, che indirizzerà il paziente però verso lo specialista di riferimento, secondo le nuove indicazioni regionali».

In parole povere, «se un paziente necessita di dispositivo anti decubito perché costretto a letto da qualche patologia cronica, un parente di buona volontà dovrà recarsi dal medico di base, farsi redigere l'impegnativa per visita specialistica, prenotarla, sperando in una attesa congrua, trasportare il congiunto ammalato fino a Belluno, ricevere il modulo dallo specialista e consegnarlo all’ufficio Presidi sanitari. Prima del decreto “illuminato”, la richiesta l’avrebbe fatta il medico di base senza ulteriori viaggi della speranza», dice Bozza che vuole così evidenziare «in modo lampante alcune anomalie di sistema».

La prima anomalia, secondo il medico, «è una specialità tutta italiana, e cioè quella di complicare le cose semplici con una burocrazia che non rispetta nemmeno chi è ammalato. Dall’altro lato, invece, si evidenzia il profondo non rispetto delle competenze dei medici di base, a quanto pare, incapaci di valutare una patologia cronica e la necessità di prescrivere presidi medici».

A questo punto Bozza rileva come questa scelta fatta dalla Regione vada nella direzione di favorire la sanità privata ancora una volta e non valorizzare il lavoro svolto dai medici di famiglia. «Diamo in gestione i servizi fondamentali al privato, come succede per il punto di primo intervento di Auronzo o il Codivilla di Cortina», conclude Enzo Bozza, «ma ricordiamoci che servizi sempre più ridotti all’osso creano grande insoddisfazione negli utenti che, unitamente al malumore di operatori sanitari sempre più oberati di lavoro, perchè il personale è carente, creano conflitti».

E tutto questo per Bozza è il risultato evidente di «una svalorizzazione delle cure primarie da parte della politica che portano fino al botto finale. Siamo di fronte all’omicidio perfetto della sanità pubblica a colpi di decreti sulla pelle della gente. Quella che non può difendersi pagando la sanità privata». —

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