Aumentano le molestie nel luogo di lavoro

Lavoratrici costrette a firmare contratti con la promessa di non avere figli
BELLUNO. Donne ricattate, umiliate, colpevolizzate. Donne molestate. Donne escluse. Tutto per poter avere un lavoro. E’ quanto emerso al convegno svoltosi in Camera di Commercio a Belluno dal titolo “La conciliazione: lavoro e famiglia”. «E’ un periodo difficile per le donne, c’è un’involuzione culturale», ha detto Laura Turchetto, consigliera di pari opportunità della Provincia. «Le lavoratrici dipendenti sono il 60%, ma si tratta per lo più di contratti a tempo determinato», continua Turchetto, citando i dati di un’indagine sul lavoro femminile in provincia, «un fenomeno che va combattuto con politiche di stabilizzazione dei contratti». A questo si aggiunge l’età media di uscita dal mondo del lavoro delle donne intorno ai 30-39 anni, età in cui le donne scelgono di avere figli. Scelta penalizzante, il più delle volte, visto che il rientro nel mondo dell’impiego è molto difficile. Ma questi problemi rappresentano solo la punta dell’iceberg. «Dalla nostra indagine», dice ancora Turchetto, «è emerso che sono in aumento i fenomeni di molestie nei confronti delle donne sul posto di lavoro. E non mi riferisco soltanto al mobbing, ma anche alle attenzioni particolari che vengono loro rivolte. Gesti che le donne non capiscono, che le spiazzano e che le portano a colpevolizzarsi, a chiedersi cosa hanno fatto di sbagliato per avere questo trattamento». Inizia poi a farsi avanti con prepotenza anche un altro fenomeno, quello della firma in bianco sul contratto di lavoro, con la donna che, in cambio del posto, promette di non avere figli per due anni. «Un ricatto che molte donne subiscono e accettano per poter lavorare».


Come se non bastasse alla violenza sul lavoro si aggiunge quella tra le pareti domestiche. «Sono sempre più le donne che subiscono violenza dai mariti. Una violenza che annienta la dignità e la personalità di chi la subisce, che si vede tradita proprio negli affetti più cari, nei suoi punti di riferimento. Serve quindi che ci sia un’inversione culturale, che la politica e i servizi intervengano a sostegno delle fasce più deboli, aiutando così le donne a far valere i loro diritti, che il più delle volte sono disposte a calpestare». A questo punto per la consigliera di parità bellunese si impongono al più presto «politiche attive per il rientro delle donne, per la loro formazione. Formazione che deve essere cucita addosso alle donne, non attraverso dei corsi a scuola che impegnano per troppo tempo un’ex lavoratrice, ma con tirocini nelle aziende. Parliamo di strumenti ad hoc orientati alle necessità di una persona».


Dal canto suo la Camera di Commercio, tramite il Comitato per l’imprenditoria femminile, è riuscita a ottenere il riconoscimento della peculiarità della montagna, che ha portato la Camera a ottenere l’attivazione del telelavoro. «Vorremmo anche costituire dei fondi per realizzare delle strutture in grado di aiutare le donne e le famiglie e mi riferisco ad asili nido o altro», dice la presidente Marilisa Michieletto. Un percorso quello della conciliazione che trova degli ostacoli non sono negli imprenditori restii a rivedere la loro organizzazione del lavoro, ma anche nei sindacati, abituati a fare battaglie collettive e non per singoli lavoratori. «Il sindacato sta sbagliando», riconosce Primo Torresin, «perchè dovremo tutelare il reddito familiare e non individuale, come facciamo oggi». Torresin, inoltre, invita anche gli enti privati come le aziende a prendersi carico dei problemi del lavoro in rosa prevedendo anche dei finanziamenti per asili nido aziendali.

Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi