Argini, coltivazioni, terreni le concause degli allagamenti
FELTRE. Lo Stizzon è all’apparenza un torrente secco, ma è di tipo carsico e ha un subalveo potentissimo. A Tomo e Villaga, il debris flow è ormai inarrestabile: le colate non fanno che lambire le case e rovesciarsi sulle strade, bloccandole. Nelle fasce attorno a Villabruna l’acqua salta fuori dappertutto, anche per colpa della coltivazione di soia. A Mugnai invece sale dal basso.
Il Colmeda, che da Pedavena scende verso Feltre, è stato arginato oltremodo e può diventare molto pericoloso: basta vedere cosa succede quando piove un po’ di più. Anche la sua bretella che costeggia l’ospedale e si tuffa nella Sonna è soffocata da argini nuovi di zecca. La valle di Schievenin è un imbuto di danni. Anche il Cismon è decisamente preoccupante, mentre il Caorame è abbastanza naturale, seppur alimentato in chiave carsica e con un bacino molto grosso a monte. I tornanti mossi non si contano ormai più (i più preoccupanti sono ad Arson e Lamen). Il monte Aurin si sta sbriciolando di nuovo e il Tomo che è stato costruito a lato della Culiada per contenere la frana potrebbe non bastare più. Le dighe è vero che servono per la laminazione, ma sono comunque previste delle manovre d’emergenza per rilascio repentino delle acque. Se manca la memoria storica dell’ultima calamità, non per questo significa che non ritornerà. (f.v.)
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