Arabba, Demattia non riapre l’ambulatorio

Il medico respinge la proposta del Comune di tornare al centro servizi dopo la polemica sull’affitto
Di Lorenzo Soratroi
A destra, la sede della Croce Bianca di Arabba che ora diventa anche punto di pronto soccorso
A destra, la sede della Croce Bianca di Arabba che ora diventa anche punto di pronto soccorso

LIVINALLONGO. Il dottor Pietro Demattia non riaprirà l’ambulatorio medico ad Arabba. «Non sono più interessato e non mi fido più di nessuno. E poi c’è troppa concorrenza».

Arabba era rimasta senza questo importante servizio già dall’inizio di gennaio, ovvero da quando il dottor Pietro Demattia aveva polemicamente chiuso l’ambulatorio che si trovava nella sede della Croce Bianca.

La dirigenza dell’associazione, negli ultimi mesi al centro delle polemiche legate alla sospensione del servizio in valle, aveva improvvisamente deciso di aumentargli l’affitto dello spazio dai circa 1200 euro che pagava in precedenza a 6.500 euro all’anno. Troppo, aveva sbottato il medico, per un servizio svolto esclusivamente per la popolazione. Impensabile poi in piena stagione invernale trovare in quattro e quattr’otto un altro locale in cui trasferire l’ambulatorio medico del paese. Anche quello nel centro servizi, già precedentemente adibito ad ambulatorio, era occupato. L’amministrazione comunale lo aveva infatti affittato per la stagione invernale al Consorzio impianti a fune, il quale, preoccupato per la mancanza del servizio di ambulanza in vista della stagione invernale, lo aveva messo a disposizione di uno studio medico della Val di Fassa, chiamato per svolgere un’attività di primo soccorso per i turisti.

In quell’occasione l’amministrazione comunale aveva fin da subito fatto a sapere che, scaduto il contratto stagionale con i sanitari fassani chiamati dal Consorzio, avrebbe rimesso a disposizione il locale a Demattia. Intenzione formalizzata in una lettera ufficiale partita dal municipio, alla quale nei giorni scorsi il medico ha però risposto dicendosi non più interessato alla cosa.

Nella missiva, in ogni caso, Demattia non si fa mancare l’occasione di togliersi i classici sassolini dalle scarpe, chiedendo che tutta la questione sia chiarita alla popolazione.

«Ho iniziato la mia attività di medicina generale a Livinallongo nel giugno del 1989», scrive infatti Demattia, «dopo aver anticipato tutte le spese di progettazione dell’ambulatorio nel centro servizi. L’allora amministrazione Pezzei, vista l’importanza del servizio per una località turistica, mi aveva concesso un affitto agevolato, circa un milione di lire all’anno più le spese. Che non erano comunque poche, soprattutto per il riscaldamento».

«Quattro o cinqua anni fa», continua il medico ricostruendo la vicenda, «sempre l’amministrazione Pezzei mi comunicava che mi avrebbe aumentato l’affitto a 5.500 euro all’anno più le spese. Comunicatogli che non intendevo rinnovare il contratto, l’allora assessore Teresa Pezzei mi offriva due locali nella sede della Croce Bianca, in cambio dell’allestimento dei locali e di 1.200 euro all’anno come rimborso spese. Purtroppo, da pollo, mi sono fidato di un accordo verbale disattesso dall’attuale dirigenza della Croce Bianca. Nel frattempo cambiano sia l’amministrazione comunale che la dirigenza della Croce Bianca. Così al primo “foresto” si concede a canone esiguo il mio primo ambulatorio. E la Croce Bianca mi chiede 6.500 euro all’anno per l’ambulatorio arredato a mie spese ed a quanto pare già promesso al dottor La Pira di Canazei».

«Non mi interessa più rimanere ad Arabba», conclude così Demattia. «Anche perché lì ormai c’è la ressa di medici che si accapigliano per uno scopo che presumo, non sia proprio il solo servizio. La mia disponibilità l’ho data più volte e me la sono sempre presa sui denti». Il medico rassicura comunque i suoi pazienti del paese: «Le persone in difficoltà di Arabba non si preoccupino: basta avvisarmi e le servirò a domicilio».

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