Animalisti tra cori e silenzio

Protesta a due facce, intorno a loro più di 70 agenti
FELTRE. Da una parte i cori da stadio, dall’altra i volantini. Da una parte trombe e fischietti, dall’altra quattro striscioni attaccati agli alberi, il vento li muove appena. Tutto intorno più forze dell’ordine di quante la città ne ricordi. Settanta uomini in divisa, almeno una ventina in borghese. E alla fine non succede nulla. La protesta animalista fila via prima che i cavalli entrino in pista.


 Il nero e il bianco, le grida e il silenzio, l’ombra e il sole. Una protesta da ultras, una da oratorio. Per i più superficiali sono tutti animalisti, senza distinzioni. Cingono d’assedio Pra’ del Moro, ma solo metaforicamente: in realtà l’assedio se lo costruiscono intorno. Da una parte, piazzale Parmeggiani, 30 gradi abbondanti alle tre del pomeriggio, i 100% Animalisti di nero vestiti, la polizia li scruta dai portici. Dall’altra, sotto gli alberi di Pra’ del Vescovo, 20 gradi e una brezza mite, quelli della Lav con un paio di bandiere, intorno il battaglione dei carabinieri di Mestre in numero di venti e con abbondanti rinforzi nei paraggi, tutti visibilmente confortati dalla posizione loro assegnata.


 I due fronti, tra i quali non corre buon sangue, si sfiorano soltanto per una manciata di secondi: succede quando i 100%, arrivati in treno da Padova e scortati dai carabinieri, raggiungono la loro postazione costeggiando la pista. Parte un coro di scherno, dall’altra parte scuotimento di teste in segno di disapprovazione.


 La Lav sceglie la linea del silenzio. Parla con gli striscioni («Muoiono i cavalli per colpa degli asini», «Fate la festa ma non ai cavalli»), le magliette («Il Palio in fondo è solo un gioco...» - sul davanti - e «un gioco richiede il rispetto delle regole» sulle spalle). E con un volantino col quale invita a «non assistere alla corsa dei cavalli». Appello che cade nel vuoto, com’era logico attendersi. Dall’altra parte i 100% scelgono un approccio meno soft: se la prendono contro il Palio, certo, ma un po’ contro tutti, a cominciare da Marco Scapin (Altre Menti) e da Dino Cossalter, presidente del Palio. Che alle 16 sale sulla collina della pista e li saluta, ricevendo in cambio fischi e un coro di insulti.


 Confinati dove quasi nessuno li vede, i 100% incassano come benvenuto il disprezzo di una passante («Vergognatevi») ricambiato da galateo, e poi non potendo farsi sentire (il pubblico sceglie l’altro lato della pista perché all’ombra) devono accontentarsi di insultare i portoriani che hanno la loro curva proprio davanti a piazzale Parmeggiani. Per un paio d’ore sciorinano il meglio (o peggio) dei cori da stadio, riadattati per l’occasione, alla ricerca di una provocazione che cade nel vuoto. Dall’altra parte la Lav è quasi travolta, prima dal corteo, poi dal pubblico al seguito.


 Dentro, il Palio digerisce senza affanni la contestazione. Sulle tribune seimila persone. La corsa dei cavalli è spettacolo senza incidenti. All’uscita un bambino commenta col papà: «Quest’anno sono stati bravi, non è caduto nessuno». I 100% sono già a casa: alle 17,30 li hanno riaccompagnati in stazione. Sono andati via senza cori e il pubblico non se n’è accorto. Chi li ha visti in stazione riferisce che erano abbronzati.
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