Al museo gli uccelli del cacciatore pentito

PADOVA. È una collezione ornitologica imponente quella donata da Ivan Fossa al Museo di Scienze Naturali dell’ateneo padovano (via Giotto, 1): 362 uccelli dell’Alpago, di 173 specie diverse, perfettamente imbalsamati, immobilizzati in una posa naturale come modelli fotografici di un calendario uccellesco, dal Gallo Cedrone nella sua danza d’amore al gufo reale, alla svasso, al mignattino alibianche, all’upupa; una ventina di piccoli mammiferi, 10 specie, faine e donnole feroci dall’impressionante dentatura e una collezione di migliaia di molluschi.
Ivan Fossa, 88 anni, cacciatore pentito, oggi è un naturalista che ha fatto sul campo una straordinaria esperienza culturale e la vuole trasmettere agli studenti. Fossa ha ucciso la sua prima preda, un batuffolo di piume, che aveva nove anni con un preciso colpo di fucile, trascinato dalla passione venatoria del padre. «Fossa ha deciso di guardare gli animali», scrive di lui Telmo Pievani, «non per otto anni come Darwin, ma per una vita intera. Ha incontrato vipere velenose e salamandre nere d’alta quota. Tra Prealpi e Dolomiti ha visto passare uccelli migratori per le ultime volte. Fra lo stretto del Vajont e la foresta del Cansiglio ha esplorato i rifugi estremi di specie altrove estinte, in un’epoca in cui le anguille risalivano lungo il Piave».
Oggi è il testimone di una natura meravigliosa in fase di dissolvenza. «Dagli anni 80», confessa, «ho attaccato lo schioppo al chiodo e ho cominciato a camminare, migliaia di chilometri, con la macchina fotografica e il cannocchiale e a produrre libri, disegni, guide naturalistiche sistematiche». «Mi sono accorto che certe specie erano state inghiottite dal nulla, una rarefazione che riguardava anche i pesci come il Sanpierolo del lago Santa Croce, un tempo il lago più pescoso d’Italia. Le farfalle erano diminuite del 90 per cento e del 60 per cento le cavallette. Ciò ha influito sull’alimentazione degli uccelli insettivori, decretando la fine di alcune specie».
La biodiversità è in calo, eppure ci sono ancora delle strabilianti sorprese come la coppia di fenicotteri rosa, che volano come frecce lanciate da un arco. I due hanno hanno soggiornato per qualche tempo nelle acque del lago, lontano dalle normali aree di diffusione.
Ieri, all’incontro nelle splendide sale affrescate di palazzo Cavalli che a Padova ospita anche il museo di Mineralogia e di Geologia e Paleontologia, sono intervenuti il direttore Giovanni Busetto, Paola Nicolosi e Paolo Paolucci che hanno curato il catalogo della donazione e Gianmario Molin con la proposta di una valorizzazione didattica e scientifica della straordinaria eredità di Fossa, lo scienziato della selvaggina. (a.c.)
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