Agriturismi, la legge non piace all’Ascom

Capelli e Roma: «I normali ristoranti discriminati: le aziende agricole più agevolate fiscalmente»

BELLUNO. La nuova legge sugli agriturismi non piace alla Confcommercio di Belluno, che la definisce un “pasticcio alla veneta”. Se la politica da un lato promuove e sostiene la diffusione dei «prodotti dei menù a “chilometri zero”, dall’altra promulga una legge che allarga ancora di più le maglie a favore delle imprese che, grazie alla connessione agricola, svolgono attività proprie di un ristorante o di un albergo. Il tutto a condizioni neppure paragonabili ai ristoranti per ciò che riguarda il trattamento fiscale, contributivo, contrattualistico e creditizio», dice Claudio Capelli dell’Ascom. «La norma ha anche eliminato la commissione provinciale sugli agriturismi».

La legge di fine luglio, per Confcommercio, «non fa altro che allargare questo divario concorrenziale, diminuendo le percentuali minime di utilizzo di prodotti di propria produzione ed estendendo i confini oltre ai quali gli operatori agrituristici possono approvvigionarsi di prodotti terzi. Che differenza c’è tra un tradizionale ristorante e un agriturismo di montagna che può utilizzare il 25% di prodotti propri e i restanti li può acquistare anche fuori regione?», si chiede Capelli. «Dov’è la giustificazione che permette all’agriturismo di poter accedere al credito in via del tutto privilegiata per lo svolgimento di un’attività che la stessa Comunità europea assimila, ai fini della destinazione di aiuti pubblici, alle attività turistiche di sommninistrazione, ricettività e turismo all’aria aperta? Questa nuova legge non tutela neppure coloro che l’attività agrituristica la svolgono seriamente e con un legame stretto e coerente con il proprio territorio».

«Come Fipe non abbiamo nulla contro gli agriturismi, anzi, la nostra federazione li considera dei veri e propri pubblici esercizi, ma c’è una disparità di tassazione. E loro sono avantaggiati», precisa Rossana Roma, presidente della Fipe bellunese.

«La Regione tiene separate le attività di ristorazione agrituristiche da quelle ristorative. Gli agriturismo sono considerati e trattati alla stregua di attività agricole, ma sono favorite a livello fiscale. E questo innesca una sorta di concorrenza sleale, che si abbatte sulla ristorazione normale», concludono dall’Ascom. (p.d.a.)

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