Agordo, droghe spacciate anche a domicilio: due condannati
Pene pesanti sulla base dell’inasprimento voluto dall’ultimo Decreto sicurezza

Spacciavano eroina e farmaci, in tutto l’Agordino. Anche a domicilio: bastava fare una telefonata e arrivavano nel più breve tempo possibile. Fabio Soccol Barberio e Serena Cravagna sono stati ritenuti colpevoli del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti dal giudice Federico Cavalli, che li ha condannati rispettivamente a un anno e 4 mesi più 2.300 euro di multa e 8 mesi e 1.400 euro. A entrambi è stata concessa la sospensione condizionale, ma per la donna è subordinata a un percorso di disintossicazione.
Il Tribunale ha dato credito alla pubblica accusa. In altri tempi, per un caso di questo tipo la pena era più mite, trattandosi di quello che tecnicamente si definisce quinto comma, ma l’ultimo Decreto sicurezza dello scorso mese di febbraio l’ha inasprita. Soccol Barberio e Cravagna sono solo due dei 14 indagati di una maxi operazione in Agordino, che risale al 2019. I loro nomi sono usciti dalle intercettazioni telefoniche della Squadra mobile della polizia, che in quel momento stava seguendo un’altra persona. Poteva sembrare una vicenda di droga parlata, ma sono stati decisivi due consumatori, che hanno ammesso di aver comprato uno un po’ di tutto ma in particolare eroina e, l’altro, un farmaco utilizzato nel trattamento della dipendenza da oppioidi. Era dedito al consumo di ecstasy e anfetamine e aveva la necessità di contrastarle
Spacciate al dettaglio le droghe costavano fino a 50 euro al grammo, mentre per le pasticche ne bastavano una quindicina. Prezzi considerati appetibili, in un territorio, dove non è che ci fosse tutta questa concorrenza. I difensori Giorgio Gasperin e Valentina Stefani avevano arringato per ottenere una sentenza di assoluzione, poi ieri non ci sono state repliche da parte della pubblica accusa e il giudice è uscito dalla camera di consiglio con una sentenza di condanna per tutti e due gli imputati. I fatti risalgono ormai a sette anni fa e si prescriveranno senz’altro in appello, portando a una sentenza di non doversi procedere, ma intanto bisognerà aspettare un mese e mezzo per avere le motivazioni della sentenza. Su queste, si fonderà l’atto di appello. Peraltro non tutte le cessioni sono state provate e, quindi, sanzionate.
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








