“Adotta un agnello” dell’Alpago

Iniziativa per salvare il piccolo ovino e per favorire il turismo legato alla natura
ALPAGO. Non c’è solo la pentola nel futuro dell’agnello dell’Alpago. La cooperativa agricola Fardjma, in collaborazione con l’associazione no profit Food Environment Test, ha lanciato la campagna “Adotta un agnello” per permettere, a chi ne abbia la possibilità, di sostenere a distanza l’allevamento di un agnello fino alla conclusione naturale della sua vita, sottraendolo, così, al macello e alle tavole imbandite per le festività.


Ogni anno in Italia oltre tre milioni di capi vengono uccisi a scopo alimentare e la sorte della maggior parte degli agnelli è segnata già dalla nascita. In Alpago qualcosa potrebbe cambiare. Il contributo richiesto è di 150 euro all’anno e il capo, identificato da un numero preciso, potrà essere visitato regolarmente da chi lo adotta per verificarne l’effettivo stato di salute. «Oltre che per sostenere gli allevatori di montagna e affiancare alla loro grande passione per il territorio il giusto riconoscimento economico», spiega Giorgio De Bona, presidente dell’associazione Food Environment Test, «questa iniziativa è stata pensata per provare a cambiare rotta su alcune tematiche come quella del consumo di carne e derivati. Se non vogliamo pagare un uovo più di venti centesimi non c’è altra soluzione se non l’allevamento in batteria, ma penso che chiunque ne abbia visto uno non possa che uscirne disgustato. Una diversa mentalità e un’alimentazione più attenta potrebbero cambiare le cose e, come in questo caso, unire l’amore per gli animali a quello per il territorio».


Il progetto, infatti, offrirà nuove opportunità per il recupero di spazi inutilizzati, dove verranno allevati gli agnelli adottati, e per una nuova forma di turismo legata agli amanti della natura che potranno venire da tutta Italia per vedere gli agnelli e passare una giornata in Alpago. Nelle stalle delle 22 aziende della cooperativa sono presenti al momento circa 2 mila agnelli e gli organizzatori non si sbilanciano sul numero di adozioni possibili. «Sicuramente» continua De Bona «l’agnello dell’Alpago non sparirà dalle cucine dei ristoranti, ma diventerà ancor di più un prodotto di nicchia».


«Il nostro agnello è già un presidio slow food e deve quindi sottostare a regole di sanità e benessere degli animali molto più esigenti rispetto agli altri allevamenti», spiegano Franco Pianon e Tona Zaccaria della cooperativa Fardjma, «con la possibilità di adottare permetteremo ad alcuni agnelli di crescere, creando un buon equilibrio tra il rispetto dell’animale e i bisogni degli allevatori». Per diventare proprietari adottivi a distanza basterà contattare i promotori dell’iniziativa attraverso la pagina Facebook “Adotta un agnello”, al momento della donazione sarà rilasciato un certificato con la foto dell’agnello adottato, il suo numero identificativo e l’indicazione della residenza dell’animale.


Fabrizio Ruffini


Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi