Acqua bene comune, deve essere tutelata
Dopo che l'Enel e i consorzi irrigui hanno derivato, deprivato, intubato il 90% delle acque dei fiumi e torrenti nella nostra Provincia è partito ora l'accaparramento al residuo 10% da parte di imprenditori locali, società di settore, qualche comune, attraverso la richiesta di realizzare sedici nuovi impianti idroelettrici foraggiati da un perverso ed insostenibile mix di incentivi pubblici, irrisori canoni di concessione, sostanziale deregolamentazione regionale delle norme di settore. Sì, perché il quadro normativo ci sarebbe ma ...
- si sono autorizzate derivazioni superiori all'acqua realmente disponibile;
- non sono stati ancora definiti attendibili bilanci idrici ed idrologici di bacino;
- non ci sono puntuali e continuativi controlli pubblici sui prelievi effettuati e sugli effettivi rilasci dei diversi soggetti utilizzatori;
- spesso non viene rispettato il deflusso minimo vitale come definito dalla legge;
- si utilizzano modalità irrigue irrazionali, colture intensive idrovore e si inseriscono in queste derivazioni anche impianti di produzione idroelettrica;
- si svuotano i laghi senza limiti e senza strategie condivise di gestione;
- sono stati messi in asciutta interi tratti di torrenti quando le norme nazionali ed europee stabiliscono che prima di tutto va garantita l'integrità ecosistemica dei corpi idrici e con essa la continuità fluviale.
I danni ambientali, sociali ed economici di questa colonizzazione sono sotto gli occhi di tutti: cresce il rischio d'instabilità degli assetti geomorfologici e di sicurezza idraulica, cala la capacità di autodepurazione delle acque, non si alimentano le falde e le risorgive, si incrementa l'erosione degli arenili per mancato ripasciamento e con essa si favorisce l'intrusione del cuneo salino. Siamo di fronte ad un radicale stravolgimento biologico e paesaggistico degli ecosistemi lacustri e fluviali nelle nostre montagne; il consolidarsi dell'incremento delle temperature e della diminuzione media delle precipitazioni nevose non faranno altro che rendere più drammatica questa situazione.
Queste emergenze si affrontano uscendo da involuzioni tecnicistiche, ripetitivi convegni per addetti ai lavori, deleghe passive ai "portatori di interessi"; è urgente e prioritario invece, a mio parere, promuovere la conoscenza-coscienza pubblica, collettiva dell'acqua per favorire una effettiva partecipazione dei cittadini alla gestione democratica, solidale e sostenibile di questo bene essenziale per tutti gli esseri viventi.
In queste settimane si stanno raccogliendo le firme per una proposta di legge di iniziativa popolare per il riconoscimento dell'acqua come bene comune e per la sua gestione pubblica e trasparente, contestualmente si sta definendo il nuovo piano regionale tutela delle acque: facciamo anche di queste scadenze una buona occasione di partecipazione e di concreta rivendicazione di autonomia dimostrando che la qualità, la dignità e la storia di questi luoghi e di queste comunità, non sono in vendita.
** Comitato "Acqua bene comune"
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